Manca l’anidride carbonica per l’acqua frizzante, ma è davvero a rischio anche la birra?

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Come già sta avvenendo per l'acqua frizzante, anche le altre bibite gassate e il settore della birra potrebbero risentire della carenza della CO2, unita all'aumento dei costi delle materie prime

Se fate la spesa al supermercato, sicuramente avrete notato che inizia a scarseggiare l’acqua, in particolare quella frizzante. In alcuni precedenti articoli vi avevamo spiegato il perché: manca la CO2, ovvero l’anidride carbonica che viene aggiunta all’acqua minerale naturale per farla diventare gassata.

Complici anche il caldo estremo e la paura di rimanere senza acqua in casa, in alcuni supermercati si verificano molte carenze (e non solo di acqua frizzante), soprattutto nei fine settimana.

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Ma l’anidride carbonica non si utilizza solo per realizzare l’acqua. Pensiamo ad esempio alle tante bevande gassate che si trovano sul mercato.

Giangiacomo Pierini, direttore di Coca-Cola Hbc Italia, ha dichiarato che:

Nello stabilimento di Nogara, in provincia di Verona, ci autoproduciamo l’anidride carbonica di cui abbiamo bisogno. È la nostra fabbrica più grande in Europa e questo ci consente di vivere questa ulteriore difficoltà per il nostro settore senza problemi. Negli altri stabilimenti del gruppo in Italia, invece, abbiamo bisogno di acquistare questa fondamentale materia prima.

Ma più che delle bevande gassate (ricche di zuccheri e che dovremmo consumare sporadicamente se non evitare del tutto) ci preoccupa la situazione di una delle bevande più amate nel mondo: la birra.

Rischiamo di non trovare più neanche la birra?

La risposta purtroppo è sì, almeno potenzialmente, dato che al momento nessun produttore nello specifico ha dichiarato di avere problemi insormontabili (come è invece è avvenuto nel caso dell’acqua frizzante, pensiamo a Sant’Anna che ha addirittura bloccato la produzione).

In realtà, la birra diventa frizzante per effetto della seconda fermentazione in bottiglia o in tank e lo fa grazie ai lieviti che consumando lo zucchero, producono alcol e anidride carbonica. Ci sono però alcune birre industriali che aggiungono anche anidride carbonica, proprio come avviene per l’acqua e altre bibite gassate. Sarebbero proprio queste, dunque, a risentire di una carenza di CO2 e il problema potrebbe presentarsi in un imminente futuro.

Tra l’altro, il settore della birra, come ha dichiarato Alfredo Pratolongo, presidente di Assobirra, sta attraversando un momento molto difficile anche a causa dell’aumento dei costi delle materie prime:

Nel 2022, il mercato sembra in ripresa sul fronte dei volumi. La realtà effettiva, però, è più complessa. L’attuale tempesta dei costi non sembra essere episodica e può generare effetti inflattivi, perdite di competitività, compromettere la ripresa e fermare gli investimenti da parte dei birrifici, nella distribuzione e nei canali di vendita, cioè lungo tutta la filiera brassicola.

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Fonte: Assobirra /Giornale della birra

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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