Tutta la vera storia dei jeans come non era mai stata raccontata

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Un documentario svela la vera storia mai raccontata dei jeans e le loro origini, che si perdono nella notte dei tempi

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Un capo iconico, un evergreen che conquista persone di ogni età, versatile, pratico, comodo. Stiamo parlando degli intramontabili jeans, protagonisti di un nuovo documentario che ne ripercorre la storia e le origini, facendo luce su alcune verità nascoste.

Si intitola “Riveted: The History of Jeans”, è uscito in anteprima il 7 febbraio su PBS, ed è nato dalla collaborazione di Anna Lee Strachan e Michael Bicks, entrambi desiderosi di saperne di più sulla storia di questo capo senza tempo, che solitamente riconduciamo ai cowboy e a Levi Strauss.

In realtà, prima che i cowboy iniziassero a indossarli, gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni portavano tute in denim, allora soprannominato dispregiativamente “tessuto negro” perché riusciva a resistere ai lavori più pesanti, rivelandosi indistruttibile.

Il suo caratteristico colore bluastro derivava dall’indaco, pigmento di origine vegetale ricavato da una pianta tropicale originaria dei Caraibi e dell’Africa occidentale, chiamata Indaco Tinctoria. Pianta che i proprietari delle piantagioni conobbero grazie agli schiavi, utilizzandola nella rotazione delle colture, insieme a cotone, tabacco e riso.

A quanto pare, quindi, il mitico tessuto avrebbe origini più remote di quanto si pensi. Levi Strauss ebbe il merito di renderlo famoso utilizzandolo nella produzione dei jeans, inizialmente apprezzati soprattutto dai minatori e da altri lavoratori in quanto particolarmente resistenti.

Altrettanto decisivo in tal senso fu il contributo del sarto Jacob Davis, che in seguito alla richiesta di una cliente, escogitò un modo per rinforzare le tasche dei jeans applicandovi rivetti di rame. Idea che fece esplodere il suo giro d’affari incoraggiandolo a contattare proprio Levis Strauss, suo fornitore, per proporgli di brevettare i jeans con rinforzi a nome di entrambi. Accadeva nel 1873.

Col passare degli anni i jeans conquistarono una fetta sempre più ampia di pubblico e a partire dagli anni 30 del ‘900 anche le donne benestanti iniziarono a indossarli, per puro divertimento. Durante la Grande Depressione gli agricoltori in difficoltà decisero infatti di aprire le loro proprietà ai turisti, che qui si divertivano a interpretare il ruolo di cowboy vestendosi come tali. Al rientro a casa portavano con sé i jeans come ricordo dell’esperienza e fu così che pian piano divennero di tendenza.

Nel 1953, in seguito al successo di Marlon Brando in “The Wild One”, dove  interpretava un giovane delinquente vestito con giacca da motociclista in pelle e jeans blu con risvolto, gli iconici pantaloni iniziarono a essere associati a uno stile di vita fuori dalle righe, anticonformista e trasgressivo. Negli anni ’60 conquistarono gli hippy divenendo simbolo della controcultura, dell’emancipazione femminile e della ribellione giovanile.

Da allora di strada ne hanno fatta, rivisitati a seconda delle mode del momento ma pur sempre attuali. Peccato che il loro impatto ambientale non sia affatto trascurabile, anche se per fortuna sta crescendo il numero di aziende che optano per produzioni sostenibili, privilegiando processi di lavorazione più rispettosi dell’ambiente e l’utilizzo di fibre naturali o di materiali rinnovabili o riciclati.

Insomma, i jeans continueranno a far parlare di sé!

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Laureata in Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018. Appassionata di viaggi, folklore, maschere tradizionali. Si occupa anche di tematiche ambientali, riciclo creativo e fai da te. Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo". Nel 2018 ha dato vita a Mirabilinto, labirinto di meraviglie illustrate.

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