Microplastiche dalle lavatrici: i tessuti sintetici che indossi inquinano gli oceani (ma qualcosa sta cambiando)

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Veniamo a contatto con microplastiche molto di più di quanto si pensi, per questo le ditte sono a lavoro per brevettare nuovi prodotti

Veniamo a contatto con microplastiche molto di più di quanto si pensi, per questo le ditte sono a lavoro per brevettare nuovi prodotti

Le microplastiche, particelle minuscole di materiale plastico che stanno pian piano distruggendo il nostro ecosistema, sono tra i principali inquinanti di corsi d’acqua, mari ed oceani. Queste si generano dalla frammentazione della plastica galleggiante e, tramite il pescato, giungono sulle nostre tavole, venendo ingerite e danneggiando le cellule umane. Ma questo non è l’unico modo con cui veniamo a contatto.

Anche i vestiti che comunemente indossiamo, quando lavati, rilasciano microplastiche nell’ambiente che vengono riversate, tramite i tubi di scarico della lavatrice, nelle acque. Ciò inquina molto di più di quanto si pensi poiché oltre l’85% delle microplastiche presenti nelle acque provengono dalle fibre dei vestiti.

Sarebbero in particolare i tessuti sintetici come acrilico e poliestere a rilasciare, dopo ogni ciclo di lavaggio, oltre 700.000 microplastiche. 

Tantissime compagnie internazionali hanno sviluppato, negli ultimi anni, tecnologie, brevettato componenti e creato capi di moda sostenibili in grado di porre un freno al problema. L’azienda tedesca Grundig, ad esempio, ha recentemente messo sul mercato lavatrici con un filtro in microfibra in plastica riciclata, da sostituire ogni sei mesi, in grado di catturare quasi il 90% delle fibre sintetiche dei nostri vestiti. Anche la compagnia inglese Matter ha proposto elettrodomestici con un filtro simile, ma fisso, da svuotare ogni tot lavaggi.

Si ipotizza che entro il 2025 Francia e Regno Unito commercializzeranno solo lavatrici con filtri, come comunicato dal deputato Alberto Costa.

Un’analisi interessante è stata pubblicata dalla University of Plymouth che ha esaminato ben sei prodotti per lavatrici, anche se il professor Richard Thompson, che ha guidato il team di ricercatori della Plymouth, sottolinea che il 50% delle fibre tessili vengono rilasciate nell’ambiente quando indossiamo indossiamo i vestiti.

E’ perciò anche il mondo della moda ad essere chiamato in causa. Tantissime realtà aziendali stanno convergendo la propria produzione in un abbigliamento più etico, realizzato da materiali naturali come per esempio dalle alghe.

A tale scopo è stata lanciata la microfibre innovation challenge , una sfida con un primo premio in denaro per incentivare nuove start up e ditte a fabbricare vestiti più sostenibili.. Tra i partecipanti vi è anche una azienda del sud Italia: la Orangefiber.

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Ti consigliamo anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Laureata in Lingue, attivista e volontaria per i diritti degli animali. Amante della cucina vegetale, di vini rossi e di tutto ciò che profumi di cannella.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook