Sono oltre 900 i morti sul lavoro dall’inizio dell’anno: la mappa delle Regioni italiane in cui si contano più vittime

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I numeri relativi alle cosiddette morti bianche continuano a far paura: nei primi 10 mesi di quest'anno le vittime sul posto di lavoro sono state più di 900. A destare grande preoccupazione è poi l'aumento delle denunce di infortuni e di malattia professionale.

Nel nostro Paese si muore, con una frequenza spaventosa, sul posto di lavoro. I numeri relativi alle morti bianche sono allarmanti: da gennaio a ottobre il numero delle vittime ha toccato quota 909 (segnando un leggero incremento, pari a -10,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), come emerge dall’ultimo monitoraggio dell’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) Praticamente circa 90 lavoratori morti al mese. Una vera e propria strage silenziosa, che il nostro Stato non si è dimostrato ancora in grado di arrestare.

Nel corso del 2022 sono aumentate e non di poco le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail: da gennaio a ottobre, infatti, sono state 595.569, oltre il 32,9% rispetto all’anno precedente. In testa alla triste graduatoria troviamo il settore sanitario, seguito da quello manifatturiero e dei trasporti.

L’incremento delle denunce si è registrato principalmente al Sud (+46,1%), seguito da Isole (+41,7%), Nord-Ovest (+39,7%), Centro (+35,9%) e Nord-Est (+18,3%).

“L’aumento che emerge dal confronto di periodo tra il 2021 e il 2022 è legato sia alla componente femminile, che registra un +54,3% (da 159.524 a 246.162 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +21,1% (da 288.586 a 349.407). L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+34,9%), sia quelli extracomunitari (+24,8%) e comunitari (+20,6%)” si legge nel report Inail.

La mappa con le aree in cui si muore di più

Il fenomeno delle morti bianche interessa tutta la penisola. Ma ci sono delle Regioni in cui la scia di sangue è più lunga. Sulla base dell’incidenza degli incidenti lavorativi fatali, l’Osservatorio Sicurezza sul lavoro Vega ha realizzato una mappa in cui l’Italia viene suddivisa in aree rosse, arancioni, gialle e bianche, in base al numero di infortuni mortali che sono avvenuti nel corso del 2022.

morti bianche 2022

@Osservatorio sul lavoro Vega

A finire in “zona rossa” alla fine dei primi dieci mesi del 2022, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 29,2 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono:

  • Valle D’Aosta
  • Trentino-Alto Adige
  • Umbria
  • Calabria
  • Basilicata

In “zona arancione” troviamo:

  • Puglia
  • Campania
  • Sicilia
  • Marche
  • Toscana
  • Molise
  • Veneto
  • Piemonte

In zona gialla, ovvero sotto la media nazionale, si piazzano:

  • Abruzzo
  • Lazio
  • Emilia-Romagna
  • Lombardia
  • Sardegna

Infine, in zona bianca (territori in cui l’incidenza delle morti sul lavoro è la più bassa) vi sono:

  • Liguria
  • Friuli-Venezia Giulia

Oltre alle denunce di infortunio sul lavoro, aumentano quelle per malattia professionale

Dal monitoraggio dell’Inail emerge un altro dato da non sottovalutare affatto. Nel corso dei primi mesi del 2022, oltre ad essere schizzate le denunce di infortunio, sono aumentate anche quelle relative alla malattia professionale. Le segnalazioni sono state ben 50.013, ovvero 4.618 in più rispetto allo stesso periodo del 2021.

“Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio continuano a rappresentare, anche nei primi 10 mesi del 2022, le prime tre malattie professionali denunciate, seguite dai tumori e dalle malattie del sistema respiratorio” riporta l’Inail.

Insomma, in troppi casi la sicurezza sul lavoro nel nostro Paese resta un’utopia…

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Fonti: Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega /Inail 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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