Sharenting: Chiara Ferragni, ti spieghiamo cos’è l’ossessione di documentare, passo dopo passo, la vita dei figli sui social network

Come di consueto, un giorno sì e l’altro pure, il popolo del web torna a parlare di Chiara Ferragni e Fedez. La loro onnipresenza sui social si contorna, volenti o nolenti, anche della quotidianità dei loro figli. D’altronde i Ferragnez sono i Ferragnez e quando si sono uniti in un morigeratissimo matrimonio in quel di Sicilia già si sapeva dove volessero andare a parare. Ma cos'è lo sharenting? Te lo spieghiamo noi...

Diciamo così, a far parlare di sé la Chiara nazionale è un asso. Un po’ meno un genio, però – dice la maggior parte del popolo internettiano che a tratti la ama e a tratti la detesta – quando lei e consorte insistono a mettere in mezzo quelle anime pie dei figli. È un po’ la visione distorta di chi utilizza i social come mezzo per raccontare ogni fase della vita della propria prole, dalla prima pupù fino alla laurea.

Ora, al di là dell’elementarissimo concetto che chiunque è più o meno libero di fare ciò che vuole – nei limiti dell’umana concezione, ovvio, e del lecito – quando si tratta di mettere in mezzo minori la faccenda si complica assai.

Non volendo mettere in conto la Carta di Treviso e nemmeno le dichiarazioni europee varie ed eventuali, non ci vuole certo un’arte di scienza per capire che questi minori sono oltremodo sovraesposti. Senza il loro consenso, ovvio, senza che ne abbiamo minimamente sentore, ovvio, e senza che in un dì futuro sia assicurato loro un certo diritto all’oblio (qualora il bambino X decidesse che la sua pupù nel web di quando aveva 6 mesi proprio non ci deve stare).

Cosa è accaduto

È successo che la Ferragni soprattutto (chissà perché le responsabilità del padre nel loro caso non vengano quasi mai a galla, ma la risposta – probabilmente scontata – sta nel fatto che è sicuramente lei la super influencer della famiglia), sarebbe piombata (ancora una volta) nella facile polemica per una frase contenuta in una delle storie che ha pubblicato e che ha poi rimosso:

Solo un minuto Leo. Fai un sorriso poi hai finito e puoi continuare a disegnare, direbbe forse la tata al maggiore dei due figli dei Ferragnez.

In un attimo la bufera, con tantissimi follower convinti che tutto ciò sia nuovamente sinonimo della sovraesposizione mediatica a cui sono sottoposti i due bimbi.

Una frase che sembra banale, ma che effettivamente fa riflettere su quanto abbia preso piede la spettacolarizzazione del privato, al netto di chi, di contro, la trova normalissima e innocua soprattutto per personaggi pubblici.

L’influencer non replica, ma toglie il video e lo ripubblica senza audio alimentando ancora di più la polemica:

Invitare Leone a interrompere le sue attività per sorridere è un comportamento inaccettabile.
I figli vengono usati da Chiara Ferragni e Fedez per vendere l’immagine della famiglia perfettamente felice.

E così via, dicevano alcumi commenti stamattina.

La domanda insomma è: la Ferragni sarebbe meno Ferragni se evitasse di esporre costantemente al pubblico i suoi figli? Lei è abituata a farci vedere di tutto, dagli ultimi slip, agli aperitivi all’intimità con Fedez, ed è proprio strettamente utile anche la vita coi figli?

Qual è la sperazione, la linea di confine tra ciò che è effettivamente necessario per una che di mestiere fa l’influencer e ciò che della sua vita deve rimanere privato? Qual è la linea di demarcazione tra l’esigenza di monetizzare contenuti (e Chiara Ferragni non ne avrebbe nemmeno più tanto bisogno) e l’esigenza di preservare la privacy di due minorenni?

Lo sharenting

Perché sta tutto lì il problema: quello che, con questo sharenting, ossia l’ossessione di documentare, passo dopo passo, la vita dei propri figli attraverso i social, sarà il futuro di questi bambini che un giorno saranno ragazzi e poi adulti. E la cosa che deve far riflettere è che non è Chiara Ferragni, di cui oggi tanto ci si scandalizza, l’unica a fare della vita dei suoi bimbi un docufilm.

Basta fare un rapidissmo giro nel web per scoprire la mole di video di bambini chiamati a sostenere vere e proprie performance, per le quali magari hanno sottratto tempo al loro autentico gioco. Una serie di evoluzioni e balletti e invenzioni dettati da mamma e papà che magari il bambino non vuole proprio fare e che suscitano in lui, perché no, anche uno stress elevato, legato alla riuscita o meno della cosa chiamato a fare e alla fatica a cui viene sottoposto.

Perché diamo la colpa alla Ferragni se ci siamo tutti dentro, ragazzi? La Ferragni dà alla sua schiera di follower (odiatori o meno) ciò che la sua schiera di follower richiede: la vita passo passo in casa sua. Esattamente come fanno moltissimi altri genitori sconosciuti ai più e semplicemente per autocompiacersi.

Interrompere questa macchin è possibile? Certo che sì ed è semplicissimo: smettere di pubblicare ogni istante della vita di nostro figlio.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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