Il futuro dei Masai sta letteralmente bruciando e la colpa è dei safari di lusso

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I Masai sono sotto attacco: sfrattati dalle loro terre ancestrali per far favorire il turismo dei safari. I villaggi vengono bruciati e gli indigeni rischiano di morire di fame

Sfrattati dalle loro terre ancestrali e continuamente sotto attacco. I Masai continuano ad essere una delle popolazioni indigene più in pericolo. Come racconta Avaaz, il movimento globale con oltre 70 milioni di membri, da sempre a fianco di questi popoli.

Non è la prima volta che vi raccontiamo in che condizioni sono costretti a vivere i Masai. Già terrorizzati e perseguitati, negli anni si sono visti bruciare le loro case, adesso il governo della Tanzania sta passando a misure ancora più drastiche per mandarli via dalle terre ancestrali che l’amministrazione vorrei trasformare in safari e rodei. Il turismo è, infatti, in continua crescita nell’economia della Tanzania e safari e parchi devastano la vita degli indigeni.

“Stanno tagliando i servizi medici d’emergenza e minacciano di sfollare migliaia di famiglie per permettere a una compagnia straniera di portare ricchi turisti a cacciare trofei sulle loro terre”, scrive Avaaz.

I Masai sono allevatori di bestiame, perdere le loro radici a Ngorongoro significherebbe farli sprofondare nella totale miseria, soprattutto perché non possono permettersi battaglie legali. Ad oggi, questo popolo indigeno della Tanzania ha già perso il 70% delle loro terre e il governo non ha nessuna intenzione di fermarsi, utilizzando perfino tattiche aggressive e minacciose per sfrattarli.

Che la situazione non sia per niente facile, lo sapevamo da tempo. I Masai, i cosiddetti figli della Savana, vivono nella regione di Loliondo e sono sotto attacco: ricevono intimidazioni, arresti, pestaggi, soffrono la fame perché viene impedito loro l’accesso ai pascoli e alle pozze d’acque. I villaggi sono stati bruciati e le mandrie disperse per ordine del governo, in accordo con alcune compagnie di safari che operano nel paese. In Tanzania, il turismo assicura entrate pari a due miliardi di dollari l’anno e a chi vuole lucrare poco importa che i Masai proteggano fiumi, foreste e praterie da migliaia di anni.

“I popoli indigeni e le comunità locali proteggono l’80% della biodiversità rimasta sul Pianeta. Ma quasi ovunque nel mondo, queste comunità sono minacciate da trafficanti di legname, minatori e turismo. Nella maggior parte dei casi, lottano per la sopravvivenza, con scarsissime risorse”, spiega ancora Avaaz.

Già tre anni fa, Avaaz ha sostenuto il popolo Waorani dell’Ecuador in un processo contro il governo, e ha vinto. Nel 2014, a fianco dei Masai è stata fermata un’altra enorme ondata di sfratti. Il tutto grazie anche alle donazioni che hanno permesso di pagare avvocati e sostenere le delegazioni indigene durante i vertici globali. Se vuoi contribuire clicca qui

Fonte: Avaaz

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.

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