Questa bimba sembra proprio Mirabel di “Encanto” da piccola e la sua reazione ci fa riflettere

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I cartoni animati e i libri di fiabe sono troppo poco inclusivi. Non c'è spazio per la rappresentazione delle persone nere e di altre etnie

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I film d’animazione e i libri di fiabe sono (ancora!) troppo poco inclusivi. Non c’è spazio per la rappresentazione delle persone nere e di altre etnie, tranne in rari casi 

Noi italiani non ci facciamo caso, ma nella stragrande maggioranza dei cartoni animati e nei libri di favole i personaggi hanno la pelle bianca e tratti somatici europei. Ne sono un esempio lampante i celebri capolavori della Disney o gli amatissimi supereroi della Marvel. Non c’è posto per personaggi neri, asiatici o ispanici, eccetto in rarissimi casi. E quando succede la gioia e la sorpresa sono davvero grandi, anzi incontenibile, specialmente per i più piccoli.

A confermarlo è la tenerissima reazione che hanno avuto alcuni bambini nel vedere sullo schermo i personaggi del nuovo film d’animazione Disney “Encanto”, in cui potevano finalmente identificarsi.

Tra queste spicca Manu, una bambina brasiliana praticamente identica alla versione bambina di Mirabel Madrigal, protagonista principale del film d’animazione che racconta la rocambolesca storia di una famiglia colombiana dotata di poteri magici.

Sua madre ha immortalato il momento in cui si rivede nello schermo, visibilmente sorpresa e felice:

Commossa da quella scena, una giovane illustratrice ha deciso di fare uno splendido regalo alla bambina realizzando un disegno in cui Manu e la protagonista di Encanto si tengono a braccetto, come se fossero due sorelle:

Ma quella di Manu non è l’unica tenerissima reazione che dovrebbe farci riflettere. In questi giorni ha fatto il giro del mondo la foto di Kenzo, un bimbo afroamericano di due anni che è stato immortalato davanti alla tv accanto a quello che sembra essere lui in versione cartoon. Il piccolo non ha potuto fare a meno di notare l’incredibile somiglianza con uno dei protagonisti della storia, Antonio Madrigal: anche lui con pelle nera e capelli ricci e vaporosi.

Sembrava in trance, sorrideva e guardava lo schermo – ha raccontato la mamma del piccolo ai microfoni del magazine americano PopSugar – Kenzo si è alzato, si è voltato verso me e suo padre, sorridendo ancora. Credo abbia pensato di vedersi riflesso nello schermo, vista la somiglianza con Antonio.

Spulciando sui social si trovano diverse foto che immortalano il momento in cui i bambini si identificano nei personaggi di un cartone o di un libro di fiabe:

I cartoni e i libri di fiabe sono ancora troppo poco inclusivi

È inutile negarlo. Abbiamo un problema con i cartoni animati oltre che con i libri di fiabe. La maggior parte dei protagonisti è bianco e presenta tratti tipicamente europei e non è rappresentativo della realtà, molto più variegata a livello etnico e culturale.

Il fatto di non sentirsi invisibile ha avuto subito un impatto su di lui – ha spiegato la mamma del piccolo Kenzo – È essenziale che i bambini neri si sentano così e che si sentano collegati a immagini positive e cariche di ottimismo per la loro autostima. C’è potere nella rappresentazione e magia nella creatività. Questa generazione e le prossime si sentiranno include perché l’industria si sta spostando in una direzione che riflette l’effettiva diversità del nostro mondo.

Sulla questione è intervenuta anche la celebre attrice di origini messicane Eva Longoria spiegando:

“Se non ti vedi rappresentato, significa che per la nostra comunità non hai importanza. Che la tua storia non è abbastanza importante da essere raccontata.”

In realtà le cose stanno iniziando a cambiare, ma purtroppo a rilento. Negli ultimi anni sono stati realizzati film d’animazione di grande successo come “Oceania” e “Soul” che hanno portato sul grande schermo protagonisti di diverse etnie rispetto a quello a cui siamo ormai abituati. Ma i casi sono ancora pochissimi.

Secondo un recente studio condotto dall’Ong Common Sense, gli ispanici costituiscono soltanto il 5% dei ruoli cinematografici, nonostante negli Stati Uniti rappresentino il 18% della popolazione; mentre i personaggi neri nei cartoni e film visti dai bambini di età compresa tra i 2 e 13 anni vengono solitamente descritti come violenti e le donne appaiono in ruoli sessualizzati.

Da un sondaggio condotto negli Stati Uniti da Common Sense  è emerso che oltre il 65% dei genitori ritiene che i media abbiano un grande impatto sulle aspirazioni professionali dei propri figli; invece sei genitori su dieci (circa 57%) pensano che sia importante che i propri figli vedano sul piccolo e sul grande schermo attori e personaggi appartenenti alla propria etnia.

Come non dargli torto? Nel 2022 è davvero assurdo che l’industria cinematografica non tenga conto della realtà fatta di etnie, colori, religioni e culture differenti, ma che meritano tutte di essere rappresentate e conosciute.

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Fonti: PopSugar/Common Sense/Instagram

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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