Non solo Anna Frank, a raccontarci gli orrori della Shoah ci sono altri Diari da leggere assolutamente

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Non solo Anna Frank: la storia dell’olocausto è costellata – a ragion veduta – di storie simili, legate tra loro dal sottile filo del terrore da un lato e della miseria dell’essere umano dall’altro

La narrazione della Shoah, delle sue ferite soprattutto, è legata nell’immaginario collettivo quasi sempre esclusivamente a quella della storia di Anna Frank. Forse per le modalità con cui è venuto alla luce il suo celebre Diario, o forse per i suoi toccanti racconti, quella di Anna Frank è la vicenda che più ci rimarca il concetto dell’orrore dell’olocausto.

Eppure – e purtroppo – i suoi scritti non sono gli unici di quel periodo. Se si considera che sono stati migliaia i bambini e gli adolescenti che in tutta Europa hanno vissuto la Seconda Guerra Mondiale, va da sé che quello di Anna Frank non sia l’unico di quel terribile periodo.

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Dopo la fine della guerra sono infatti stati scoperti altri diari, di cui pochi sono stati pubblicati. Altre pagine di dolori e sofferenze, di cui dovremmo fare tesoro perché non si ripetano più.

Il Diario di Etty Hillesum

diario olocausto

©Adelphi

Anche se aveva origini ebraiche, a Etty era stato risparmiato il campo di concentramento grazie al suo impiego come segretaria al Consiglio Ebraico di Amsterdam, dove si era trasferita nel 1932. Ma fu lei a chiedere di essere mandata nel campo di Westerbrock, da dove ogni settimana partivano treni stracolmi di persone destinate ad Auschwitz, per occuparsi dei malati nelle baracche dell’ospedale.

Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, scriveva.

Il 21 giugno del 1943, Etty racconta dell’arrivo dei suoi genitori al campo e di quanto si accorga della ineluttabilità di quel misero destino:

Io non posso fare nulla, non l’ho mai potuto, posso solo prendere le cose su di me e soffrire. In questo sta la mia forza ed è una grande forza, ma per me stessa non per gli altri. Io mi sento all’altezza del mio destino, ma non mi sento in grado di sopportare quello dei miei genitori.

Etty Hillesum – DIARIO 1941-1942 EDIZIONE INTEGRALE

Il Diario di Rutka Laskier

rutka diario

©Assaggi Bompiani

Il suo diario è stato conservato per oltre sessant’anni da un amico sopravvissuto, che lo ha reso pubblico nel 2005.

Se solo potessi dire, è finita, muori una volta sola… Ma non posso, perché nonostante tutte queste atrocità, voglio vivere, e aspettare il giorno dopo

Appena 14enne, Rutka Laskier inizia a scrivere il suo diario, rinchiusa con la famiglia nel ghetto della città polacca di Będzin fin dall’inizio della guerra. Racconta le sue giornate, delle amicizie e anche dei primi amori da adolescente, con sullo sfondo  l’orrore dell’occupazione nazista.

Il suo racconto è abbastanza, perché dopo tre mesi viene deportata ad Auschwitz, dove trova la morte.

Rutka Laskier il Diario.

Il Diario di Renia Spiegel

renia diario

©Neri Pozzi Narrativa

Ben 700 pagine, sette quaderni scolastici cuciti insieme, sugli ultimi quattro anni della vita di Renia. Un documento straordinario sulle atrocità vissute da ebrea nel ghetto di Przemyśl, in Polonia. Il fidanzato di Renia, Zygmunt Schwarzer, figlio di un importante medico ebreo, che aveva un permesso di lavoro, riuscì a portare di nascosto lei e la sorella fuori dal ghetto e a nascondere le due ragazze e i suoi genitori nella soffitta della casa di suo zio.

Il loro nascondiglio fu alla fine scoperto a causa di una soffiata e Renia e i genitori di Zygmunt furono giustiziati per strada. Dopo la loro morte, Zygmunt prese quel diario e scrisse le ultime vicende di Renia fuori dal ghetto e sulla sua morte.

Tre colpi! Tre vite perse! È successo ieri sera alle 10:30. Il destino ha deciso di portarmi via i miei affetti più cari. La mia vita è finita. Tutto ciò che sento sono colpi, colpi … Mia cara Renusia, l’ultimo capitolo del tuo diario è completo.

Dopo la guerra, Zygmunt, si trasferì negli Stati Uniti dove consegnò il diario alla madre di Renia. Il diario è stato pubblicato per la prima volta in polacco solo nel 2016.

Il Diario di Renia.

Il Diario di Eva Heyman

eva diario

©Giuntina

Ebrea nata a Nagyvarad, nell’attuale Romania, dopo che i suoi genitori divorziarono andò a vivere con i nonni a Budapest. Ma proprio da qui i tedeschi nel 1944, ordinarono a Eva e ai suoi nonni di trasferirsi nel ghetto. Nel giugno del 1944, Eva fu poi deportata ad Auschwitz, dove morì quattro mesi dopo a soli 13 anni.

Mio piccolo Diario, io non voglio morire, voglio vivere anche se di tutto il distretto rimanessi soltanto io. Aspetterei la fine della guerra in una cantina o in una soffitta, o in un buco qualsiasi; mio piccolo Diario io mi lascerei baciare dal gendarme dagli occhi storti che ci ha portato via la farina, basta che non mi uccidano, che mi lascino vivere!

La madre di Eva, Agnes Zsolt, fu imprigionata a Bergen-Belsen ma fu salvata dalle truppe alleate nel 1945. Andò così a cercare sua figlia a Budapest, ma trovò invece il suo diario la cui lettura la straziò talmente tanto che si suicidò.

Io voglio vivere. Il diario di Éva Heyman.

Il Diario di Mary Berg

diario mary

©Einaudi

Il 16 maggio 1943 il ghetto di Varsavia veniva raso al suolo. Lei, Mary Berg (Miriam Wattenberg), aveva lasciato il ghetto qualche mese prima, in attesa di essere scambiata con ufficiali tedeschi prigionieri delle forze alleate; con sé, sotto gli occhi vigili dei nazisti, portò le pagine del suo diario. Quando iniziò a scriverlo, il 10 ottobre 1939, aveva appena 15 anni.

Noi, che siamo stati salvati dal ghetto, ci vergogniamo di guardarci l’un l’altro. Avevamo il diritto di salvarci? Qui tutto odora di sole e fiori e lì c’è solo sangue, il sangue del mio stesso popolo.

Mary si salvò e poco dopo essere arrivata negli Stati Uniti nel 1944, il suo diario fu pubblicato su giornali americani e l’anno successivo diventò un libro.

Il ghetto di Varsavia. Diario (1939-1944).

E ancora, si possono citare Hélène Berr, ebrea francese morta a Bergen-Belsen pochi giorni prima della liberazione, Ruth Maier, Philip Slier, Rywka Lipszyc.

Per loro, oggi, facciamo uno sforzo e leggiamo la storia.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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