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Scienziati trovano la prove di una nuova forza della natura che potrebbe risolvere i misteri più profondi dell’universo

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Gli scienziati potrebbero aver scoperto una quinta forza della natura che potrebbe cambiare le nostre vite e rispondere a una delle domande più grandi di tutte: perché l’universo è qui?

È stato compiuto un nuovo grande passo verso la nuova fisica, che potrebbe risolvere i misteri più profondi dell’universo. Il FermiLab (Fermi National Accelerator Laboratory) di Chicago ha annunciato di aver rilevato un fenomeno non previsto dal Modello Standard, l’attuale teoria di riferimento della fisica. All’esperimento Muon g-2 ha preso parte anche l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). I risultati rivoluzionari sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Physical Review Letters.

“Oggi è un giorno straordinario e atteso da molto tempo da tutta la comunità internazionale della fisica delle particelle” ha dichiarato Graziano Venanzoni, uno dei promotori dell’esperimento. “È l’indizio più solido della possibile presenza di nuova fisica”.

Le 4 forze della natura

Ci sono quattro forze fisiche note (elettromagnetica, gravitazionale, nucleare forte e nucleare debole) che presumibilmente governano il comportamento di ogni particella e pianeta, ma gli esperti sospettano da tempo che ce ne siano di più. E gli scienziati potrebbero aver scoperto una quinta forza, dopo aver rivelato come le minuscole particelle note come muoni oscillano a velocità più elevate del previsto.

L’esperimento Muon g-2

Composta da 200 ricercatori provenienti da 35 istituzioni di 7 diversi Paesi, la collaborazione Muon g-2 ha rivelato che le particelle elementari chiamate muoni si comportano in una maniera inattesa rispetto dal Modello Standard. Gli scienziati hanno misurato le proprietà magnetiche di queste particelle elementari simili all’elettrone, ma con una massa circa 200 volte maggiore, generate in natura quando i raggi cosmici interagiscono con l’atmosfera terrestre.

Il risultato ottenuto di recente ha confermato la misura rilevata 20 anni fa presso un altro acceleratore di particelle americano, quello del Brookhaven National Laboratory. 

“Il nostro esperimento non solo ha confermato il risultato di Brookhaven, ma insieme al precedente ha rafforzato l’evidenza della possibile presenza di nuova fisica” ha spiegato Venanzoni. Combinando la nuova misura e la precedente, si è notato uno scarto di 4,2 deviazioni standard, valore vicino alle 5 deviazioni standard che servono per formalizzare la scoperta.

A differenza di quanto avviene nell’acceleratore del CERN, dove si cercano le nuove particelle prodotte dalle collisioni fra i protoni, al FermiLab le nuove particelle vengono cercate nel vuoto quantistico in modo indiretto, ovvero osservando effetti che producono sulle proprietà delle particelle note.

Si può parlare, dunque, di una nuova scoperta? Quasi. Gli scienziati sono già al lavoro per proseguire le ricerche e analizzare nuovi dati per avere un’ulteriore conferma dei risultati appena raggiunti. Ciò che è certo è che gli esiti dell’esperimento Muon g-2 aprono le porte alla presenza di particelle e che presto potrebbe essere inaugurato un nuovo importante capitolo per la fisica. 

Fonte: Physical Review Letters/Ansa

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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