Kepler-20e e Kepler-20f: scoperti due pianeti grandi come la Terra

kepler20

La caccia ai pianeti extrasolari del telescopio Kepler continua a dare i suoi frutti. Dopo la scoperta di Kepler 22-B, presto ribattezzato come ‘il gemello dello Terraperché promettente candidato per ospitare la vita, il telescopio della NASA ha individuato altri due pianeti simili al Pianeta Blu. Si tratta di Kepler-20e e Kepler-20f e sono i primi due pianeti di taglia terrestre di cui sia mai stato osservato il transito attorno a una stella simile al Sole. Ma non sarebbero in grado di ospitare la vita, dato che non sono nella zona detta abitabile, cioè a una giusta distanza dall’astro tanto da consentire lo scorrere dell’acqua in superficie.

Se paragonati al Sistema Solare si potrebbero collocare all’interno dell’orbita di Mercurio, dal momento che distano rispettivamente da Kepler-20, una stella gialla simile al Sole distante 950 anni-luce dalla Terra, circa 8 e 17 milioni di chilometri, impiegando dai 6 ai 19 gironi a compiere un orbita completa intorno alla stella. Ma l’estrema vicinanza all’astro li rende molto caldi e le prime stime indicano temperature molto elevate in superficie che superano i 400°C.

Se entrambi i pianeti si trovano in un sistema a cinque chiamato Kepler-20, che dista circa 1.000 anni luce, nella costellazione della Lyra, Kepler-20e è leggermente più piccolo di Venere, con un diametro di 11mila chilometri, mentre Kepler-20f, che ha un diametro di 14mila chilometri, è più grande della Terra. La scoperta è stata pubblicata su Nature.

È il trionfo della missione Kepler, un programma Discovery della NASA lanciato a marzo del 2009 per il rilevamento potenziale di pianeti in cui ci potrebbe essere vita, che ha finora individuato pianeti extrasolari giganti, per lo più delle dimensioni di Giove. Utilizza un telescopio superstabile di 0,95 metri di diametro che è un fotometro con un campo visivo di oltre 10 gradi quadrati ed è stato progettato per monitorare contemporaneamente oltre 100.000 stelle delle costellazioni del Cigno e della Lyrae, misurandone continuamente il flusso per rilevare le piccole diminuzioni periodiche che segnalano il passaggio dell’ombra di un pianeta orbitante davanti al disco della stella.

Anche se non dimostra ancora l’esistenza di altre forme di vita nell’universo, il risultato è importante perché apre la speranza che la scoperta dell’eventuale ‘gemello’ della Terra potrebbe essere sempre più vicina, grazie alle tecniche e agli strumenti sempre più sofisticati. “Abbiamo dimostratospiega François Fressin dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, coordinatore della ricerca- l’esistenza di pianeti di taglia terrestre attorno a stelle simili al Sole – ma soprattutto che l’umanità è in grado di rilevarli. Questo è l’inizio di una nuova era”.

Roberta Ragni

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