balenottera spiaggiata

Una balenottera comune di oltre 17 metri di lunghezza e circa 2,5 tonnellate di peso si è spiaggiata nel primo pomeriggio di ieri in una piccola ansa del litorale di Rosignano, un provincia di Livorno. Lo rivela una nota dell'Arpat Toscana, che svela anche come, in realtà, già il 17 marzo l'esemplare era stato avvistato lungo le coste di San Vincenzo, prima che il mare in tempesta rendesse definitivamente la carcassa.

Il ritrovamento giunge a distanza ravvicinata con la morte di decine e decine di delfini per cause ancora non stabilite, proprio nel Santuario che dovrebbe proteggerli. Sono almeno 85 fino a oggi le carcasse rinvenute sulle coste e, tra gli ambientalisti, c'è chi parla di possibili esperimenti militari o di pericolose ricerche condotte dalle compagnie petrolifere. Per il Ministero dell'Ambiente è molto più probabile, invece, che si tratti di infezioni batteriche e virali. Ma c'è un collegamento tra la morte di questi cetacei?

Per ora di certo non è dato saperlo. Fatto sta che tra bidoni tossici, navi dei veleni, naufragi di imbarcazioni da crociera, arsenico e mercurio provenienti da note industrie chimiche della zona, l'inquinamento di uno dei tratti di mare più importanti per la biodiversità sta mettendo a dura prova madre natura. Tornando alla sfortunata balenottera, la squadra di veterinari dell'Università di Padova, su incarico Ministeriale, è già in viaggio per raggiungere entro oggi la spiaggia di Rosignano ed eseguire un prelievo di tessuto idoneo, per poi procedere alle analisi di routine, compresa la necroscopia dell'animale.

L'Osservatorio Toscano dei Cetacei della Regione Toscana ha, infatti, informato prontamente il Ministero dell'Ambiente e del Mare in ottemperanza a quella che è la rete di recupero nazionale e ARPAT, a supporto dell'OTC, sta coordinando l'intervento di recupero, collaborando con la Guardia Costiera e l'Assessore del Comune di Rosignano al fine di valutare il da farsi. Sono previste anche altri tipi di analisi da parte dell'Università di Siena e dell'Istituto Zooprofilattico di Pisa.

Roberta Ragni

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