Ushuaia

Ci sono luoghi al mondo capaci di togliere il respiro, scenari di fronte alla cui maestosità ci si rende conto di quanto siamo piccoli noi esseri umani al cospetto della Natura. Luoghi che attraverso i loro spazi sconfinati, i loro silenzi, le loro atmosfere ci mettono in qualche modo in contatto col nostro essere più profondo. Luoghi dell’anima potremmo dire capaci di riconciliarci con noi stessi e col creato.

È esattamente quanto accade attraversando gli scenari selvaggi e incontaminati del Parco Nazionale della Terra del Fuoco, che si estende nell’arcipelago più a sud del pianeta, tremila isole divise fra Argentina e Cile, da assaporare in tutto il loro splendore fra fiordi di spettacolare bellezza, cascate e ghiacciai millenari, aguzze vette innevate e fitte foreste fra le quali si nascondono laghi fiabeschi. Un eden naturalistico che per molti versi, proprio grazie all’istituzione del Parco nazionale, rimane del tutto simile a come lo trovò nel 1833 Charles Darwin che vi giunse a bordo della nave Hms Beagle a metà del viaggio che fra il 1831 e il 1836 lo avrebbe portato a compiere il giro del mondo e a formulare la sua celeberrima teoria dell’evoluzione.

Escursioni_fra_i_magnifici_fiordi_della_Terra_del_fuoco

Siamo nell’angolo più australe del continente americano, terra per viaggiatori veri, desiderosi di stupirsi di fronte alla bellezza ma anche all’impeto della natura, luogo di frontiera e ultimo baluardo abitato prima dei burrascosi mari che conducono all’Antartide. È proprio da Ushuaia, infatti, in terra argentina, la città più a sud del mondo, che parte la maggior parte delle spedizioni per il Continente di ghiaccio, dal quale dista circa 800 chilometri.

Nel porto della cittadina, circondata da boschi e paesaggi abitati da guanachi, volpi, armadilli, castori e lontre, si legge su un cartello: “Ushuaia, fin del mundo”. È da qui che comincia il nostro viaggio sulle rotte dei grandi esploratori del passato in acque fra le più indomite e pericolose del globo, i cui abissi hanno inghiottito nei secoli centinaia di velieri e migliaia di marinai. Il punto più estremo dell’arcipelago fueghino fa da spartiacque, infatti, fra i due più grandi oceani del pianeta: l’Atlantico da una parte e il Pacifico dall’altra, le cui correnti si incontrato, o meglio si scontrano, generando non di rado onde altissime e raffiche di vento che difficilmente scendono sotto gli 80 chilometri orari. Ed è proprio qui che si trova il più temuto e leggendario scoglio della storia marinara: il mitico Cabo de Hornos (noto anche come Capo Horn).

Leone_marino

 

I cosiddetti Cap Hornier, come vengono detti i velisti doppiatori del Capo, non sono, infatti, molti al mondo! Il Capo, dichiarato nel 2005 Riserva della Biosfera dall’Unesco, si presenta come un’isola brulla sferzata dai venti antartici sulla quale lo sbarco è un’esperienza assolutamente da non mancare: quando il vento spira forte difficilmente ci si riesce a mantenere in equilibrio e la vista delle onde che con veemenza si infrangono sulle scogliere fanno davvero effetto con il sibilo del vento che si mescola allo stridio di centinaia di albatros, cormorani, condor delle Ande, gabbiani dominicani e australi, skúas e bandurrie che solcano questi cieli tempestosi. Questo è il periodo migliore per visitare la Terra del Fuoco con la primavera australe che placa i venti e allunga e riscalda le giornate con i ghiacciai candidi perché non hanno cominciato ancora a sciogliersi. Il modo più affascinante per visitarla è via mare, tramite la Cruceros Australis, la nave da crociera abilitata a coprire le rotte che da Ushuaia conducono a Punta Arenas, in Cile. La_Cruceros_Australis_fra_i_ghiacciai_della_Terra_del_fuoco

Si naviga attraverso i canali di Beagle e di Murray e lo stretto di Magellano, scoperto dal grande esploratore portoghese nel 1520. Fino al 1914, anno del completamento del Canale di Panama, rappresentava l’unico passaggio sicuro fra l’Atlantico e il Pacifico, e quindi fra l’Europa e le Indie, che consentiva di evitare il turbolento Mare di Drake, sul quale s’affaccia Capo Horn, il cui attraversamento, soprattutto d’inverno, era reso molto difficoltoso anche dalla presenza di ghiaccio e iceberg.

A bordo della Australis ci si inoltra anche negli splendidi fiordi minori abitati da foche, orche, balene: lingue d’azzurro incorniciate da boschi lussureggianti e ghiacciai millenari fra cui il Pia, il Piloto, il Nena. Si insinuano fra baie di incredibile bellezza, come la stupenda Bahia Wulaia, e una miriade di isole. Su alcune di esse è possibile attraccare e fare trekking o rilassanti passeggiate immersi nella natura incontaminata. Alcune isole sono, invece, autentici santuari naturalistici. Fra queste l’Isola Marta, sulle cui spiagge è possibile avvistare gruppi di leoni marini, e l’Isola Magdalena, protetta dalla Corporazione nazionale forestale e rifugio di un’immensa colonia di pinguini magellanici (circa 85mila coppie) che qui si ritrovano ogni anno per l’accoppiamento e la cova delle uova.

Vincenzo Petraglia

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