Conferenza_nazionale_biodiversita

Si apre il sipario oggi sulla Conferenza Nazionale per la Biodiversità presso l'aula magna dell'Università “La Sapienza” di Roma. Tre giorni per discutere con studiosi, rappresentanti delle istituzioni e della società civile sulla situazione della biodiversità biologica in Italia proprio nell'Anno internazionale ad essa dedicato.

Una tappa fondamentale per delineare un percorso condiviso e partecipato verso una Strategia Nazionale per la biodiversità.

Il 2010 – afferma il Ministro Prestigiacomo - è stato proclamato dall’ONU “Anno Internazionale della Biodiversità”, per evidenziare all’attenzione del mondo intero la questione dell’impoverimento ambientale del pianeta a seguito della distruzione di habitat ed ecosistemi e le inevitabili conseguenze sul benessere umano. In tale contesto il 2010 segna per l’Italia un momento di particolare importanza per la definizione della Strategia Nazionale per la Biodiversità, attraverso la quale integrare le esigenze della biodiversità con lo sviluppo e l’attuazione delle politiche settoriali nazionali e regionali.
Sono certa che dalla Conferenza scaturiranno gli elementi per costruire una strategia che consenta all’Italia di affrontare efficacemente le sfide e gli impegni del prossimo decennio
”.

Il WWF partener e protagonista della Conferenza chiederà a gran voce di “Mettere in conto la natura” denunciando come la distruzione della biodiversità terrestre nel 2050 avrà risvolti anche dal punto di vista economico come emerge dal prestigioso studio COPI (The cost of policy inaction) che sottolinea come la perdita della biodiversità potrebbe costare circa 1.100 miliardi di euro l'anno, il 4% del PIL europeo. In Europa, infatti il 16,6% dei posti di lavoro dipende direttamente o indirettamente dai sistemi naturali, ma i fondi impiegati nella conservazione della natura sono appena lo 0,1%.

Se si considera che l'Italia è il Paese del vecchio continente più ricco di biodiversità con 57.468 specie animali e 12.000 specie floristiche (13.5%) e che, come evidenziato dall'ISPRA molto di questo patrimonio si sta perdendo, da questa Conferenza ci si aspetta che esca un documento, la Strategia Nazionale sulla Biodiversità, che tenga necessariamente conto di questi dati e punti ad una crescita intelligente e sostenibile.

Secondo l'associazione del panda la Strategia che passerà poi al vaglio delle Regioni, di dovrà basare su due pilastri fondamentali: il coinvolgimento di tutti gli attori socio-economici protagonisti della perdita di biodiversità, e l'utilizzo di tutta la migliore conoscenza scientifica disponibile.

È per questo che il WWF ha stilato un DECALOGO di elementi irrinunciabili a partire dal “principio per cui non si può concepire alcuna politica di settore senza includere la biodiversità a partire da quelle che riguardano le periferie delle nostre città per superare il principio che la biodiversità si tutela ‘solo’ nelle aree di pregio (parchi, riserve)

La Conferenza Nazionale per la Biodiversità per il WWF è un passaggio fondamentale che il nostro paese aspettava dal 1994, ovvero, dalla ratifica da parte del Parlamento della Convenzione Internazionale sulla Biodiversità – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia che domani interverrà nella sezione pomeridiana della ConferenzaUn giro di boa che vedrà come vero fulcro del dibattito l’art. 6 della Convenzione Internazionale, ovvero la necessità di includere la conservazione della biodiversità all’interno di tutti gli strumenti di pianificazione economica e sviluppo, dall’agricoltura al turismo all’industria nazionali e regionali, tenendo in conto sia gli impatti negativi sulla natura che derivano da queste attività, sia delle grandi potenzialità che la natura rappresenta per tutti i comparti e anche per vincere le tre grandi sfide dei cambiamenti climatici, della gestione delle risorse idriche e della tutela della biodiversità”.

Scarica il programma della Conferenza Nazionale della Biodiversità

LE 23 SPECIE SIMBOLO

Il WWF ha stilato un elenco di specie che richiedono interventi urgenti di tutela:

  • Orso bruno : 30-35 sulle Alpi, meno di 55 sugli Appennini)
  • Lontra (220-260 in alcuni fiumi del centro-sud)
  • Aquila del Bonelli (12-15 coppie concentrate in Sicilia)
  • Capovaccaio (un piccolo avvoltoio con 10 coppie)
  • Lanario (la più importante popolazione europea è in Italia, tra Toscana e Emilia meridionale fino alla Sicilia, poche centinaia di coppie)
  • Pernice bianca (minacciata dai cambiamenti climatici, 5.000-9.000 coppie)
  • Gallina prataiola (una parente delle gru, solo in Sardegna e Puglia, 1.500-2000 esemplari)
  • Anatre mediterranee (Moretta tabaccata 10-30 coppie, anatra marmorizzata 10 coppie, fistione turco 30-35 coppie, Gobbo rugginoso pochi individui reintrodotti)
  • Pelobate fosco (meno di 10 siti nelle regioni del nord)
  • Testuggine comune (rara e molto localizzata)
  • Pesci di acque interne (tra le 48 specie italiane a rischio Carpione del Fibreno, Carpione del Garda, Storione cobice, Trota macrostigma)
  • Tartarughe marine (catture accidentali ancora frequenti)
  • Delfino comune (scomparso del tutto in Adriatico, ancora minacciato da catture accidentali)
  • Tonno rosso (stock vicino al collasso)
  • Chirotteri (quasi la metà delle specie di mammiferi italiani sono pipistrelli, poco studiati, Tra i più a rischio i ‘Ferri di cavallo’ i vespertili e le nottole.
  • Camoscio appenninico (700-800 esemplari in Abruzzo)
  • Stambecco alpino (30.000 capi su tutto l’arco alpino, di cui un terzo in Italia)
  • Lupo (500-800 ancora vittima del bracconaggio)
  • Capriolo italico (meno di 10.000, minacciati dal bracconaggio)
  • Airone bianco maggiore (è in aumento in tutta Europa, in Italia 40 coppie nidificanti)
  • Falco pellegrino (oltre 1.300 coppie nidificanti, ancora vittime di bracconieri)
  • Cervo sardo (fino agli anni ’70 poche decine, oggi oltre 7.000)
  • Foca monaca (circa 400 individui nel Mediterraneo)


IL DECALOGO DEL WWF PER LA STRATEGIA DELLA BIODIVERSITA’

Il WWF auspica che la Strategia Nazionale nella sua impostazione generale e nei suoi contenuti abbia le seguenti caratteristiche:

  • riconosca la biodiversità come patrimonio su cui si fonda il benessere di tutte le comunità;
  • riporti obiettivi e indicatori coerenti, concreti e misurabili e garantisca strumenti finanziari adeguati;
  • indirizzi l’integrazione degli obiettivi di conservazione della biodiversità nelle politiche intersettoriali, economiche e sociali;
  • promuova la comprensione delle relazioni tra servizi degli ecosistemi e benessere umano;
  • faciliti l’accesso alle informazioni riguardanti la biodiversità da parte dei decisori politici, delle ONG e dei comuni cittadini;
  • identifichi e misuri i drivers di perdita di biodiversità specifici per ogni settore;
  • integri in modo efficace gli obiettivi conservazione della biodiversità nelle politiche per i cambiamenti climatici, e in questo senso integrandosi anche con le politiche di tutela delle acque;
  • consenta l’integrazione della classica contabilità economica con quella ecologica secondo i più avanzati riferimenti internazionali;
  • provveda alla massima diffusione ed applicazione concreta dello studio “The Economics of Ecosystems and Biodiversity (TEEB)” e dei suoi risultati;
  • venga data priorità all’accesso e alla divisione equa dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse della biodiversità, in particolare quelle genetiche, nell’ambito degli interventi di Cooperazione Internazionale.


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