La Banca Europea per la ricostruzione e Sviluppo (BERS) compie 20 anni. Ma ha davvero compiuto la sua missione?

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La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, BERS o EBRD all’inglese, ha compiuto i primi 20 anni di attività nei paesi del blocco sovietico. Come sappiamo tale organismo finanziario nacque con lo scopo di sostenere i paesi beneficiari di riforme economiche, ed in particolare quelli dell’Ex Urss e quelli dell’Asia Orientale.

Adesso inoltre, la Bers pare voglia estendere la propria attività anche in altre zone del mondo, tra cui il Nord Africa, nei paesi recentemente liberati dai regimi dittatoriali, tra cui la Libia, la Tunisia e l’Egitto. Compito della banca, è stato quello di favorire l’attuazione delle riforme che mirano allo smantellamento dei monopoli esistenti. Ma cosa ha fatto davvero in questi anni?

Non molto, secondo il CEE Bankwatch Network. Pare infatti che la Bers non abbia saputo mantenere la propria missione, ossia proteggere i diritti umani, tutelare l’ambiente e promuovere la giustizia nel mondo.

Molte le contraddizioni dell’organizzazione, che in un primo momento si era fatta anche promotrice di progetti legati alla sostenibilità. Si è poi smentita visto che grande è stato l’interesse per il settore petrolifero e nucleare e per investimenti che poco o nulla avevano a che fare con l’ambiente.

Secondo Bankwatch che ha riportato tutte le contraddizioni riscontrate nell’attività della banca in questo simpatico video, inoltre se la BERS vorrà continuare a portare avanti i propri propositi, non potrà non considerare la svolta eco-sostenibile in corso negli ultimi anni, quale base per costruire l’economia di paesi ancora economicamente svantaggiati. E allora, come andrà a finire? Davvero la Bers è interessata a risollevare i paesi soggiogati dalle dittature oppure tenta solo di trovare nuove aree per investire?

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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