La verità sulla catastrofica scomparsa dei pinguini imperatore in Antartide

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Una delle popolazioni di pinguino imperatore più numerosa del mondo è quasi del tutto sparita, uccisa dai cambiamenti climatici e dallo scioglimento dei ghiacci in Antartide.

È quanto emerge da uno studio condotto dagli scienziati della British Antarctic Survey (BAS) che attraverso una serie di immagini satellitari ad altissima risoluzione per due anni hanno monitorato i pinguini imperatore che vivono ad Halley Bay.

Fino a poco tempo fa, infatti, la colonia era la seconda più grande del mondo, con il numero di coppie riproduttive che variava ogni anno tra 14.000 e 25.000, circa il 5-9% della popolazione mondiale di pinguini imperatori.

Ma secondo gli scienziati, negli ultimi tre anni ossia dal 2016 i pinguini della colonia situata nel mare di Weddell non si sono più riprodotti.

L’incapacità di allevare pulcini per tre anni consecutivi è associata a cambiamenti nelle condizioni locali del ghiaccio marino. I pinguini infatti hanno bisogno di ghiaccio marino stabile per allevare i loro piccoli e questa piattaforma ghiacciata deve durare almeno dall’arrivo degli uccelli, da aprile fino a dicembre.

Negli ultimi 60 anni le condizioni del ghiaccio marino nel sito di Halley Bay sono rimaste abbastanza stabili e adatte a sostenere la vita di queste creature ma nel 2016 il ghiaccio marino si è sciolto nel mese di ottobre, molto prima che tutti i pulcini di pinguino imperatore potessero mettersi in salvo, causando da una parte una moria di massa, probabilmente per annegamento, e dall’altra la fuga delle coppie riproduttive.

Stessa cosa è accaduta nel 2017 e di nuovo nel 2018, portando alla morte di quasi tutti i pulcini nel sito ogni stagione.

La colonia della colonia di Halley Bay è ormai quasi scomparsa. Le immagini satellitari mostrano la riduzione delle dimensioni della colonia di Halley Bay nel 2018 rispetto al 2015.

pinguini 2015

Per gli autori dello studio si tratta di un “periodo senza precedenti” di fallimento riproduttivo per i pinguini. La speranza è che molti si siano trasferiti nella colonia più vicina, Dawson Lambtona 55 chilometri di distanza, la cui popolazione tra l’altro è aumentata di 10 volte, passando da circa 2mila a 15mila coppie riproduttive.

Ciononostante la notizia rimane molto preoccupante perché finora i ricercatori pensavano che questa parte del Mare di Weddell fosse relativamente isolata dai cambiamenti climatici.

“Pensavo che il Weddell Sea sarebbe stato uno degli ultimi posti in cui avremmo visto tutto ciò” ha detto il coautore PhilTranthan.

Lo studio è stato pubblicato su Antarctic Science.

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Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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