Addio Taps, l’orso dello zoo tedesco ucciso mentre tentava di fuggire

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Stava per fuggire da uno zoo tedesco ma è stato ucciso con un colpo di pistola. Finisce così la vita di Taps, il famoso orso cappuccino ospite, si fa per dire di uno zoo tedesco. Insieme al fratello Tips, l’orso viveva nello zoo di Osnabrück, dov’era nato.

Frutto dell‘incrocio tra un orso polare e un’orsa bruna, gli animali avevano un manto molto particolare, color caffellatte. Questa loro caratteristica li avevi resi delle star, attraendo purtroppo numerosi visitatori presso lo zoo tedesco.

Ironia della sorte, Tips e Taps erano stati portati in tour anche per sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica sul riscaldamento globale e sulle conseguenze sugli orsi polari.

Nei giorni scorsi, l’orso ha tentato di lasciare la sua gabbia attraverso un foro. I visitatori sono stati allontanati ma uno dei guardiani dello zoo ha sparato, uccidendo il povero animale.

“L’animale probabilmente ha cercato forzatamente di evacuare attraverso la recinzione della sua gabbia. In collaborazione con il personale dello zoo, l’intera area è stata evacuata” fa sapere il responsabile dello zoo.

Il fratello Tips era ancora nella gabbia quando è successo tutto.

Le forze di polizia hanno circondato il recinto e poi l’animale è stato portato via dalla gabbia.

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Il capo dello zoo Andreas Busemann ha cercato di spiegare l’accaduto:

“Abbiamo reagito immediatamente con il nostro team, e al fine di proteggere i visitatori, abbiamo dovuto sparargli”.

L’orso, colpevole solo di cercare una via di fuga da quella vita infernale.

Putroppo non è la prima volta che accade. Qualche anno fa, in uno zoo di Berna, un altro orso venne ucciso, così come una giraffa in Danimarca.

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Un motivo in più per boicottare gli zoo e i circhi che sfruttano gli animali trattandoli come carne da macello.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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