Massacro cetacei Isole Faroe: la nuova investigazione che ne svela tutto l’orrore

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Ogni anno, alle Isole Faroe centinaia di cetacei vengono macellati, una mattanza senza fine, una ‘tradizione locale’, dove chi vuole può partecipare. Ecco tutta la verità dietro l’investigazione della Sea Shepherd.

Una vera e propria mattanza: crudele e inutile. Immagini che fanno rabbrividire: balene e delfini atlantici sgozzati in un mare di sangue. Da secolo ormai, va in scena il ‘Grindadráp’, ovvero la caccia alle balene nell’arcipelago danese che si trova nell’Oceano Atlantico.

Da luglio a settembre, qui armati di coltelli e arpioni centinaia di famiglie di cetacei vengono uccise. Prima spaventati e costretti a piaggiarsi, poi infilzate dallo sfiatatoi e poi recisi nel midollo spinale.

Una violenza inaudita, tra le grida e la sofferenza di questi animali adorabili. Da anni, il Sea Shepherd si batte contro questa pratica assurda e in questi giorni ha concluso un’operazione sotto copertura alle Isole Faroe.

La scorsa estate, i volontari dell’organizzazione che tutela gli abitanti del mare, si sono presentati come normali turisti. L’obiettivo, quello di monitorare e documentare la caccia a balene e delfini.
L’operazione Bloody Fjords ha visto la partecipazione di pattuglie che per dieci settimane, tra luglio e i primi di settembre, hanno tenuto d’occhio le Isole danesi.

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I pattugliamenti hanno coinvolto un totale di 18 membri dell’equipaggio, provenienti da Regno Unito e Francia, che hanno documentato attraverso video e immagini la barbara uccisione di delfini e globicefali da parte dei feringi.

Si è così scoperto che sono 19 le baie designate per le uccisioni, ci sono nove diverse Grindádrap, che hanno portato alla morte 198 delfini bianchi e 436 balene pilota.

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I membri dell’equipaggio hanno poi raccolto prove dell’annuale caccia alle Procellarie dei ghiacci, documentato la pubblica dimostrazione di macellazione di cetacei a Klaksvik e, per la prima volta, il trasporto per la lavorazione della loro carne e la successiva vendita al principale supermercato di Torshavn.

Ma tornando alle Isole Faroe, il gruppo di conservazione dell’oceano ha visto in che modo i cetacei vengono spinti verso la spiaggia, il tutto succede sotto gli occhi di turisti e di bambini che si trovano davanti una scena sanguinaria.

E secondo i volontari non è raro vedere proprio i più piccoli avvicinarsi alle balene e ai delfini morti e poi ‘giocare con uncini nelle ferite’.

“Gli animali giacciono con ferite e teste quasi del tutto tagliate, ‘ma i genitori incoraggiano i propri figli a vedere lo spettacolo ancora più da vicino. C’è chi fa fotografie, chi addirittura si siede accanto al corpo inerme”, si legge nell’indagine.

Possibile che si sia persa ogni tipo di empatia nei confronti degli animali e he venga avvalorata tanta brutalità?

Secondo le autorità danesi, questo tipo di caccia sarebbe addirittura sostenibile, visto il numero delle balene presenti. Per questo, la visita sotto copertura del Sea Shepherd non è stata salutata positivamente dal governo locale.

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Per le istituzioni passerebbe un messaggio sbagliato, ovvero quello che all’Isole Faroe vengano usati metodi che incitano all’odio e alla violenza. Secondo noi, le immagini parlano da sole.

Dominella Trunfio

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