E l’America approva i maiali OGM (sia per uso alimentare che medico)

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La FDA approva la “alterazione genomica intenzionale” (IGA), la prima del suo genere, in una linea di suini domestici, sia per l’alimentazione umana sia per potenziali usi terapeutici. Vale a dire che i maiali saranno modificati per essere “ipoallergenici”. Un bell’attentato all’eticità che, di fronte a spinte economiche, si dissolve nel nulla.

Nello specifico, l’approvazione della Autorità statunitense per la sicurezza alimentare e sanitaria riguarda i cosiddetti suini GalSafe (privi di alfa gallone), un maiale transgenico prodotto dall’azienda Revivicor allo scopo di eliminare dalle cellule dell’animale uno specifico zucchero, il galattosio-alfa-1,3-galattosio, un oligosaccaride che si trova nella carne rossa (maiale, manzo e agnello) e che può provocare una reazione allergica nota come “sindrome alfa-gallone” (AGS, da cui il nome dei maiali ogm).

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E non solo: l’utilizzo dell’animale per fini sia farmaceutici andrà dalla produzione di eparina all’uso di organi e tessuti per i trapianti.

La prima approvazione odierna di un prodotto biotecnologico animale sia per il cibo che come potenziale fonte per uso biomedico rappresenta una pietra miliare enorme per l’innovazione scientifica – afferma il Commissario della FDA Stephen M. Hahn. Come parte della nostra missione di salute pubblica, la FDA sostiene con forza la promozione di prodotti innovativi per la biotecnologia animale che siano sicuri per gli animali, sicuri per le persone e che raggiungano i risultati desiderati”.

L’uso medico sembrerebbe il principale motivo dell’autorizzazione concessa dalla FDA, secondo cui “i suini GalSafe possono potenzialmente fornire materia per produrre prodotti medici per l’uomo privi di zucchero alfa-gallone rilevabile. Ad esempio, potrebbero essere potenzialmente utilizzati come fonte di prodotti medicinali, come l’eparina, farmaco fluidificante del sangue, privo di zucchero alfa-gallone rilevabile. I tessuti e gli organi dei suini GalSafe potrebbero potenzialmente escludere il problema del rigetto immunitario nei pazienti che ricevono xenotrapianti, poiché si ritiene che lo zucchero alfa-gallone sia una causa di rigetto nei pazienti”.

Il maiale Galsafe non è il primo animale transgenico che ha avuto il via libera negli Stati Uniti e, anzi, si aggiunge alle capre che producono un principio attivo nel proprio latte approvate nel 2009 e alle galline che fanno uova con delle proteine utilizzabili come farmaci del 2015. La FDA ha anche approvato in passato i salmoni transgenici che crescono più in fretta. Questo è però il primo caso di approvazione sia per uso medico che alimentare.

Tutto normale? Ci azzardiamo a dire di sì, se guardiamo ai profitti.

Secondo quanto si legge su  The Guardian, la società che ha ottenuto l’autorizzazione ai maiali Ogm, la United Therapeutics Corp, la stessa che nel  1996 annunciò la clonazione della prima pecora Dolly, ha messo le mani avanti: “Non abbiamo al momento intenzione di vendere direttamente carne ottenuta da questi animali. L’obiettivo più immediato è di concentrarsi su trapianti di organi per i pazienti affetti da sindrome di alfa-gallone (quella che si scatena anche dal morso della zecca)”. Puntualizzando poi che “l’attuale modifica del gene è solo una delle 10 modifiche che si stanno attualmente utilizzando nei suini per il programma di sviluppo di xenotrapianti preclinici che speriamo un giorno possa aiutare ad affrontare la grave carenza di organi trapiantabili per l’uomo in bisogno”.

La dice tutta Walter Sánchez-Suárez, veterinario ed esperto di comportamento e benessere degli animali e della Ong statunitense Mercy for Animals: “La modificazione genetica è uno strumento complesso con un grande potenziale ma anche il cui utilizzo solleva serie questioni etiche e pratiche. Questo strumento è semplicemente impiegato per sostenere gli interessi finanziari delle società di produzione animale”.

Fonte: FDA / The Guardian

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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