Migliaia di asini massacrati per la loro pelle, usata nella medicina tradizionale cinese

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Anche gli asini diventano ingredienti nella medicina tradizionale cinese. Dopo le tigri cacciate per le ossa, i cavallucci marini sterminati per i loro ipotetici effetti su reumatismi e fertilità, i rinoceronti e altri animali, è il turno degli asini che vengono uccisi per la loro pelle.

Massacrati in migliaia per l’ejiao, ovvero la gelatina di pelle d’asino, che a quanto pare, è sempre più richiesta nel mercato asiatico. E mentre il resto del mondo propone una svolta cruelty free nei prodotti cosmetici e non solo, in Cina si continuano a usare gli animali, come ingredienti della medicina tradizionale.

Ma ancora una volta, come già successo per il vino di ossa di tigre (che dovrebbe essere un portentoso elisir afrodisiaco e taumaturgico), per il corno del rinoceronte (che curerebbe addirittura il cancro), pinne di squali, stelle marine e cavallucci marini (miracolosi contro febbre, reumatismi, convulsioni etc), non c’è alcun elemento scientificamente provato che tutto ciò avvenga realmente.

Eppure gli animali continuano a morire. Senza dimenticare gli orsi della luna munti per la loro bile che si crede possa contribuire a ridurre le infiammazioni, a espellere le tossine, a migliorare i sintomi di congiuntivite ed epatite e i poveri pangolini, adesso a rischio è l’asino africano e americano.
Secondo la medicina tradizionale cinese, la gelatina di pelle curerebbe anemia, infertilità e insonnia e si ottiene facendo bollire proprio la pelle dell’animale. Asini che vengono importati dall’Africa e dal Sud America.
Proprio nel continente nero, gli animalisti iniziano a parlare di popolazioni di asini minacciati proprio da queste credenze popolari che non solo non passano mai, ma crescono: quello dell’ejiao è un mercato multimilionario.
Come dicevamo, per ottenere questa gelatina, la pelle viene bollita e sarebbero necessari circa quattro milioni di pelli d’asino ogni anno, per produrre abbastanza ejiao per il mercato cinese.

“Il tasso di declino a cui assistiamo nelle popolazioni di asini in alcuni paesi africani è drammatico e insostenibile”, afferma Geoffrey Dennis, direttore generale di SPANA , un ente di beneficenza che salvaguarda gli animali.

Tra i paesi più colpiti da questo triste fenomeno ci sono Burkina Faso, Mali, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Nigeria, Sud Africa, Tanzania e Botswana, dove si è passati da 229mila animali nel 2014 a 142mila nel 2016, secondo SPANA. Ogni settimana, in Mali, circa 2mila asini vengono venduti per la macellazione.

Ricordiamo che questa situazione va avanti da anni, tanto che nel dicembre 2017, la Donkey Sanctuary Donkey Protection Association era riuscita a convincere eBay a smettere di vendere ejiao. Tanti passi avanti sono stati fatti, Botswana, Tanzania e Niger, dal 2016 vietano le esportazioni e limitano il commercio, ma la strada è ancora tutta in salita.

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Dominella Trunfio

 

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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