Hickstead

Dolore e incredulità accompagnano la morte di Hickstead avvenuta ieri, praticamente in diretta, alla fine di una gara durante il Fieracavalli di Verona. Il cavallo stava lasciando il campo dopo aver concluso la sua prova e improvvisamente si è bloccato e accasciato a terra sotto gli occhi spaventati del suo cavaliere, il canadese Lamaze, immobile davanti all'animale tremante.

Per lo stallone Hickstead, il più famoso cavallo di corse a ostacoli, il più bravo di tutti, non c’è stato nulla da fare e la gara è stata interrotta. Molti ipotizzano un aneurisma cerebrale, ma al momento non si conosce la causa della morte di questo cavallo che nel suo sport era diventato una vera e propria leggenda.

Anche l’agenzia di stampa GeaPress avanza l'ipotesi che a stroncare il cavallo sia stata la sua vita di stress, caratterizzata da gare fatte in ogni angolo del mondo, di cambiamenti continui che sarebbero alla base delle ripetute coliche per cui lo stallone era stato già operato. Uno stallone che ha fatto incassare al suo proprietario con le sue vittorie ben tre milioni di dollari in quattro anni.

Al momento non è stata resa nota la causa della morte, anche se alcune voci già ieri sera parlavano di aneurisma: sarà ovviamente l’esame necroscopico a dare una risposta a questa domanda, e a tal fine abbiamo inoltrato una richiesta di accertamenti agli enti competenti”. Commenta Nadia Zurlo, responsabile nazionale LAV Settore Equidi. La nostra posizione in merito a qualsiasi competizione equestre è di assoluta contrarietà, in quanto ai cavalli sono richieste altissime prestazioni fisiche, che incidono negativamente sulla loro salute e sul loro benessere – prosegueNadia Zurlo - Dietro ai mantelli lucidi di questi cavalli, a nastri e criniere intrecciate, c’è una vita al servizio dell’uomo, l’agonismo imposto e l’esposizione – diretta o indiretta - a molti rischi. Tutto questo fa di loro semplici macchine da corsa o da performance atletiche, ammirati e osannati finché sono campioni, ma quando si spengono i riflettori e giunge la cosiddetta fine carriera, spesso li attende un triste futuro.”

Non a caso, e proprio a sottolineare la problematica connessa all’utilizzo generale dei cavalli, tanto la LAV quanto altre associazioni a tutela degli equidi, si trovano quotidianamente ad affrontare l’emergenza della ricollocazione di cavalli che hanno un trascorso agonistico, o che sono stati scartati dalle piste, o ancora ritirati dalle competizioni per traumi incompatibili con l’attività sportiva.

È molto triste pensare che la vita di un cavallo abbia valore solo quando può offrire qualcosa, in termini di lavoro e di guadagno, agli esseri umani conclude Nadia Zurlo - La morte di Hickstead dovrebbe indurci a riflettere sul nostro comportamento nei confronti di questi meravigliosi animali”.

Anche l’ENPA attende con ansia il referto che farà luce sulle cause della morte di Hickstead e che “dovrà chiarire se è vero, come riferiscono alcune indiscrezioni, che il cavallo sia morto in seguito alla lacerazione dell’aorta e se questo sia stato causato da una situazione di stress o da una alterazione chimica. Se invece la morte di Hickstead fosse stata dovuta a una malformazione congenita, ci chiediamo come sia stato possibile non individuarla in un cavallo della rilevanza e della notorietà di Hickstead, e ammetterlo alla gara. Al momento, di certo c’è solo il nostro dolore per questa morte. Piangiamo Hickstead con la speranza che in futuro nessun cavallo sia fatto nascere per correre, per lavorare o, peggio, per essere destinato al macello per consumo alimentare".

La cosa certa rimane che in Italia migliaia di cavalli come Hickstead sono impiegati nell’ippica e negli sport equestri. Addio campione, RIP.

 


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