cuccioli_animali_montagna

Vacanze in montagna: aria pulita, silenzio, paesaggi mozzafiato ed escursioni. Ma anche la possibilità di imbattersi nella fauna selvatica, al culmine della fase riproduttiva durante il periodo estivo. Ma cosa sarebbe opportuno fare se durante una passeggiata tra i boschi ci si imbattesse in un cucciolo solo, indifeso e abbandonato? L’ENPA mette in guardia tutti gli avventori della montagna: prima di intervenire occorre valutare molto attentamente la situazione perché il più delle volte i cuccioli soli non sono stati abbandonati, come potrebbe sembrare agli occhi degli inesperti.

La loro madre, infatti, può essere nei paraggi alla ricerca di cibo e prelevarlo significherebbe renderlo realmente orfano. Allora cosa è opportuno fare in questi casi? Prima di tutto è necessario contattare la Sezione più vicina dell’Enpa e le autorità competenti in materia di fauna selvatica (Corpo Forestale dello Stato e Polizia Provinciale) per ricevere consigli e indicazioni. Sbagliato assolutamente toccare il cucciolo, anche se irresistibilmente tenero: quasi tutti i mammiferi riconoscono i propri figli dall’olfatto e un eventuale contatto potrebbe distruggere la “firma” olfattiva.

Per quanto riguarda i piccoli di pipistrello poi, se rinvenuti a terra vanno sempre prelevati e messi in una scatolina appositamente forata, alimentandoli con poche gocce di latte di capra ogni 2 ore circa. Quando il sole tramonta si può tentare di riportare il trovatello nelle immediate vicinanze del luogo di ritrovamento e in alto. Ci sono buone probabilità che le mamme pipistrello tornino a prenderlo.

Se ci si dovesse imbattere in un giovane volatile che saltella qua e là con gli occhi aperti, non si tratta di un piccolo caduto dal nido, ma di un giovane che sta semplicemente scoprendo il mondo, seguito a distanza dal genitore. In questa situazione è meglio non intervenire o, al massimo, si può spostare l’uccellino entro di 15-20 metri, nascondendolo in una siepe. Dal momento che in città questo non è sempre possibile, è necessario contattare l’Enpa o il centro recupero fauna più vicino.

In caso di rondini, rondoni, balestrucci ed esemplari implumi o con gli occhi chiusi, dimenticate quanto detto fino ad ora: i piccoli in queste condizioni vanno sempre prelevati.

Ecco, infine gli ultimi accorgimenti: scatole al posto di gabbie, no a pane, latte e uova e sì alla carne, mai fare da sé. Intervenire, curare, far crescere e liberare un animale selvatico è compito di persone esperte e di strutture altamente specializzate.

Ed ora bastoni da trekking alla mano e zaino in spalla, tutti ad osservare la natura selvaggia.

Roberta Ragni

 

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