Siccità: gestire meglio le risorse idriche potrebbe anche fermare i cambiamenti climatici. Lo studio

La siccità è un fenomeno naturale e ricorrente, ma in Europa le ondate di completa aridità sono destinate a diventare tre volte più frequenti entro la fine del secolo. Il motivo? La carenza d’acqua sarà sempre di più il risultato dello sfruttamento eccessivo e della cattiva gestione di ecosistemi di acqua dolce, come fiumi, laghi, zone umide, corsi d’acqua e acque sotterranee. Ecco perché migliorare la gestione delle stesse risorse idriche potrebbe essere la soluzione anche contro il cambiamento climatico.

È questo l’assunto cui giunge il WWF, nel cui ultimo reportGood water management: The heart of Europe’s drought response” ben chiaro: riassestare il buono stato delle risorse idriche potrebbe aiutare e di molto a contenere anche gli effetti dei cambiamenti climatici.

Nonostante sia una regione temperata, l’Europa ha una lunga storia di periodi asciutti e ci sono punti caldi specifici in cui la siccità si è intensificata, specialmente nell’ultimo decennio: ne sono un esempio la penisola iberica, la Francia sud-orientale, la Grecia e il regione del Danubio inferiore. Ma la siccità sta diventando sempre più comune e grave nell’intero continente. Già questa estate, Francia e Germania hanno adottato misure di emergenza per affrontare la carenza di acqua.

E non solo, i dati più recenti dell’Osservatorio europeo della siccità indicano che anche i Paesi più settentrionali, come la regione baltica e la Svezia, stanno vivendo i primi segni premonitori di siccità, come deficit di pioggia e umidità del suolo.

Perché accade tutto ciò?

Secondo il rapporto del WWF, è il sistema di gestione dell’emergenza (in azione solo a siccità pervenuta) la principale causa, e soprattutto quel sistema di allocazione delle risorse idriche, generalmente distribuite all’inizio del calendario idrologico – più o meno ottobre – nel momento in cui le amministrazioni consegnano l’acqua disponibile per gli usi intensivi (agricoli, industriali o domestici). Si tratta di un sistema che in definitiva non è in grado di può prevedere l’eventuale ondata di siccità.

In più, l’uso smodato delle stesse acque (si pensi che la sola agricolture prende il 40% circa dei consumi d’acqua in Europa) e gli ecosistemi idrici danneggiati ci mettono il loro. Secondo il documento, solo il 60% dei bacini europei sono classificati come in “buono stato di salute” secondo i limiti fissati dall’Unione europea, mentre tutti i fiumi sono deviati o bloccati da dighe o riserve, quasi tutte costruite per aumentare le scorte d’acqua

Di fatto, se da un lato le riserve e i bacini artificiali hanno un loro beneficio a stretto giro, a lungo andare rendono gli ecosistemi idrici meno resistenti alle ondate di siccità.

risorse idriche wwf

Gli esperti del WWF, inoltre, segnalano lo scarso impegno delle Amministrazioni nel mettere in atto la Direttiva Quadro sull’Acqua varata dalla Commissione europea (uno degli scopi principali della direttiva è mitigare gli impatti della siccità attraverso l’istituzione dei cosiddetti piani di gestione dei bacini idrografici delineando come gli ecosistemi di acqua dolce possano essere ripristinati alla perfezione) e secondo loro solo un’azione coordinata che preveda anche il taglio delle emissioni entro il 2040 ridurrà gli effetti della siccità in Europa.

 Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change, le ondate di siccità diventeranno tre volte più frequenti entro la fine del secolo e il surriscaldamento delle regioni mediterranee porterà molti di popoli che vi abitano verso lunghi periodi di scarsità idrica nel prossimo futuro.

Cosa fare allora?

Il WWF raccomanda innanzitutto l’istituzione dei Piani di gestione dei Bacini Idrografici (RBMP) previsti dalla Direttiva Quadro sulle Acque, grazie ai quali si potrebbero delineare i modi in cui ripristinare o mantenere in buono stato gli ecosistemi di acqua dolce.

Si tratterebbe di soluzioni basate sulla natura per proteggere e ripristinare le zone umide e i fiumi, per garantirne la salute e migliorare la qualità dei suoli, per conservare l’acqua e per aumentare l’infiltrazione nel suolo e nelle falde acquifere.

Infine, gli esperti consigliano di applicare il principio “chi inquina paga”, garantendo che i prezzi dell’acqua riflettano il valore effettivo e che tutti gli utenti, a partire dal comparto agricolo, contribuiscano equamente ai costi completi dei servizi idrici.

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Germana Carillo

Giornalista pubblicista, classe 1977, laureata con lode in Scienze Politiche, Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci anni.
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