La multinazionale del latte che ha acquisito Parmalat e Galbani sta inquinando pesantemente i fiumi della Francia

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Le fabbriche del gruppo lattiero-caseario francese Lactalis (proprietario di Parmalat e Galbani), non rispettano il codice ambientale francese: inquinano i fiumi e con gli scarichi industriali stanno uccidendo le specie marine. A denunciarlo è Disclose che in collaborazione con Mediapart, Brut, France Culture, The Guardian e Envoy Special, per un anno ha indagato sui segreti del colosso mondiale dei lattici.

Negli ultimi dieci anni, gli stabilimenti appartenenti di Lactalis hanno inquinato i corsi d’acqua francesi con fuoriuscite di rifiuti tossici. Secondo Disclose, “tra il 2010 e oggi, 38 stabilimenti Lactalis hanno violato, o continuano a violare, il del codice ambientale” in Francia “, vale a dire più della metà dei 60 stabilimenti elencati e analizzati nel quadro di questa inchiesta.

Chi è Lactalis

Ogni anno in Francia, Lactalis trasforma cinque miliardi di litri di latte in prodotti lattiero-caseari che riempiono gli scaffali dei supermercati di tutto il mondo sotto i marchi Parmalat, Galbani mozzarella, Camembert Président, Roquefort Société, Lactel milk e La Laitière. L’azienda è nata nel 1933 ed è oggi il colosso dei latticini. Il gruppo a conduzione familiare ha un fatturato annuo che sfiora i 20 miliardi di euro e, eccezione per l’agroalimentare, non è mai stato quotato in borsa. Ciò ha permesso a Emmanuel Besnier, presidente e azionista di maggioranza del gruppo e nipote di André Besnier, che ha fondato l’originale negozio di formaggi, di regnare su un’attività in maniera esclusiva e senza azionisti.

Il gruppo ha 15mila dipendenti in Francia e nonostante l’impero negli anni ha sempre mantenuto un profilo basso. Ma Disclose adesso, attraverso interviste e lo studio di centinaia di documenti amministrativi e legali, scoperchia un sistema pericoloso.

“Questa lunga ricerca rivela per la prima volta l’ampiezza delle discutibili pratiche del gruppo, e anche un certo sentimento di impunità che sembra essere presente all’interno della multinazionale; carenze nel campo della sicurezza alimentare, massiccio inquinamento dei fiumi, dissimulazione delle informazioni, carenze nei meccanismi di controllo, evasione fiscale su larga scala e caccia ai whistleblower. Tutto ciò è molto lontano dalla presentazione ufficiale del gruppo di un business con “una strategia di prossimità, rispettosa dell’ambiente, delle sue persone ed esigente nel campo degli standard sanitari”, si legge nell’inchiesta.

Scarichi industriali nei fiumi

Gli stabilimenti sulla carta sono classificate come rispettose dell’ambiente. Disclose cita però il caso del caseifico del gruppo Lactalis a Isère, condannato nel 2019 a una multa di 100mila euro per aver scaricato prodotti industriali nel fiume. E ancora l’azienda casearia di Retiers a Ille-et-Vilaine, una controllata di Lactalis, condannata a 250mila euro per aver inquinato il fiume La Seiche.

“È vero che alcuni dei nostri siti possono presentare non conformità occasionali, ma ogni volta offriamo una soluzione rapida per risolvere questi incidenti”, ha dichiarato un portavoce del gruppo Lactalis, sottolineando che “60 milioni di euro sono stati investiti dal 2010 “per l’ammodernamento della strutture”.

Disclose cita anche casi in cui le analisi degli scarichi inquinanti effettuate da Lactalis non corrispondono a quelle svolte dagli ispettori che hanno trovato nelle acque dei fiumi francesi adiacenti agli stabilimenti una materia ‘viscosa, densa, verde scuro”, nonché una “materia brunastra” che corrispondeva “con ogni probabilità ad un accumulo di fanghi da impianti di depurazione acque”.

Molto semplicemente, si trattava di scarichi industriali che non avrebbero mai dovuto essere trovati lì e che stanno uccidendo gli animali marini.

Fonte: Disclose

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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