COP25: ancora senza accordo. Ma questa è già una sconfitta per il clima

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Si va avanti a oltranza, finché non si riuscirà a firmare un accordo sul clima: la COP25, che doveva chiudersi ieri 13 dicembre, non finisce. Negoziati in corso fino a data da destinarsi (anche se c’è già chi ipotizza che entro stasera la situazione si sbloccherà). 11 giorni non sono bastati, dunque, a trovare l’intesa.

La COP25 è iniziata a Madrid lo scorso 2 dicembre con l’obiettivo di ridurre le emissioni globali, partendo dalla constatazione, che, purtroppo, l’Accordo di Parigi, anche se ha rappresentato il primo accordo sul clima, non ha ottenuto i risultati sperati.

E il motivo è semplice quanto inquietante: secondo il rapporto annuale Born to be Green pubblicato da Climate Transparency, nessun paese del G20 sta rispettando gli accordi sottoscritti nel 2015 a Parigi. E l’Italia non si distingue affatto, anzi. Non solo servono gli accordi serve anche che si rispettino. Ma a quanto sembra non è così scontato.

La COP25, invece, non ha nemmeno trovato l’accordo. Non ancora. Aspettiamo molte cose dai “potenti”, che riducano davvero le emissioni, ma anche che si trovino strategie utili a sostenere i Paesi irreversibilmente danneggiati dai cambiamenti climatici.

Gli allarmi degli scienziati aumentano e sono sempre più preoccupanti. Alla conferenza sul clima sono stati presentati l’ultimo report della World Meteorological Organization secondo il quale questo è stato il decennio più caldo di sempre, i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che indicano i cambiamenti climatici come responsabili di molti pericoli per la nostra salute, nonché il Global Climate Risk Index della OGN tedesca Germanwatch, che ha confermato come circa 500mila persone siano morte negli ultimi 20 anni in seguito a oltre 12mila eventi meteorologici estremi.

Non basta? Forse no, perché quello che sembrerebbe un’ovvietà, un accordo vero e vincolante per evitare un disastro, ancora non c’è. E si discute da giorni e giorni.

Le associazioni ambientaliste già gridano allo scandalo, accusando le bozze di accordi come inaccettabili (WWF) e definendo la conferenza già un fallimento (Kyoto Club).

Intanto Greta continua ai suoi scioperi per il clima e a Torino grida che il risultato della COP25 in realtà non importa, invitando a non mollare comunque, perché “non è giusto che le vecchie generazioni rimettano le loro responsabilità a noi giovani”.

E perché, aggiungiamo noi, il cambiamento parte “dal basso”, prima ancora che i potenti responsabili decidano di invertire la rotta.

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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