Saltato l’accordo per un’Europa a zero emissioni: i Paesi dell’Est non rinunciano alle fossili

Marubeni

I paesi dell’Est Europa si sono opposti all’accordo che prevedeva un’Europa a zero emissioni entro il 2050. Al Consiglio europeo, Polonia, Ungheria, Estonia e Repubblica Ceca hanno fatto fallire l’intesa che avrebbe portato a un Europa verde.

Fallisce l’accordo per l’Europa a emissioni zero

I leader europei non riescono ancora a riconoscere l’urgenza di adottare azioni concrete per l’ambiente e fanno saltare l’accordo sul clima. L’intesa prevedeva per l’Europa una transizione verso un’economia climaticamente neutrale e avrebbe dovuto portare l’Unione Europea a zero emissioni entro il 2050. I cambiamenti climatici erano al centro dell’ultimo summit del Consiglio europeo, durante il quale è stato discusso il testo che, in linea con gli accordi di Parigi, avrebbe garantito il passaggio dell’Europa verso un’economia a emissioni zero.

All’intesa si sono opposti i Paesi dell’Est Europa, Ungheria, Polonia, Estonia e Repubblica Ceca: i leader dei quattro paesi di Viségrad hanno impedito di inserire nei programmi dell’Unione l’obbligo di azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050. Dopo ore di trattative, infatti, la data che avrebbe portato a un futuro più verde per l’Europa è stata cancellata e relegata a una nota a margine del testo.

Le ragioni del veto dei Paesi dell’Est sono di tipo politico  ma non solo: l’Europa orientale, infatti, utilizza soprattutto carbone per produrre elettricità. In Polonia, ad esempio, i combustibili fossili servono a produrre fino all’80% di energia elettrica. Chiaramente Paesi così ancorati alle risorse fossili, non hanno interesse ad approvare programmi che vietino l’uso del carbone. La resistenza al cambiamento di questi Paesi comporterà però gravi conseguenze ambientali, economiche e politiche che riguarderanno tutti noi.

Il no definitivo dell’Europa all’obiettivo emissioni zero significherebbe infatti per i Paesi dell’Unione dover dipendere dalla Russia per l’energia, che non offre energia pulita. Inoltre, la dipendenza dalla Russia condizionerebbe anche le scelte politiche europee.

Gli attivisti di Greenpeace, in seguito al fallimento dell’accordo, chiedono ai leader europei un summit di emergenza prima del prossimo vertice sull’azione per il clima convocato dal Segretario generale delle Nazioni Unite per il 23 settembre 2019.

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Tatiana Maselli

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