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A partire dal 2015 anche il Belgio dirà addio al nucleare. Ci sono voluti due giorni di intense trattative tra i vari negoziatori, coordianti dal probabile futuro primo ministro belga, il socialista Elio Di Rupo, per chiudere finalmente i battenti alle sette centrali del paese.

E la notizia non può che fare piacere, soprattutto dopo l'annuncio della Repubblica Ceca di qualche settimana fa che, in controtendenza rispetto alle decisioni di Germania, Giappone e Svizzera di abbandonare il nucleare puntando sulle fonti rinnovabili, ha deciso di incrementare l'energia prodotta dall’atomo, quintuplicando la produzione entro il 2060.

Fortunatamente il Belgio seguirà un'altra strada. Alla luce dei fatti di Fukushima, che hanno riacceso in tutto il mondo il dibattito sul nucleare ma riprendendo anche una vecchia legge del 2003, il Parlamento ha deciso la dismissione delle 7 centrali a partire dal 2015 ed entro il 2025.

"Noi ci siamo trovati d’accordo sul fatto che dobbiamo riferirci alla legge del 2003 - ha dichiarato all’Afp Frederic Cauderlier, portavoce del Movimento riformatore (liberale) - tuttavia è necessario che il Paese si doti di un piano di approvvigionamento strategico". Occorre trovarne un'alternativa all'atomo, dicono. Le fonti alternative, appunto. Pulite. Entro sei mesi, il governo belga dovrebbe dunque stilare un nuovo piano che preveda l'introduzione di nuove fonti rinnovabili di energia in sostituzione del nucleare.

Ma quali sono le centrali europee a rischio? Secondo quanto ci ha spiegato di recente Salvatore Barbera, responsabile campagna Nucleare di Greenpeace Italia, in Europa ci sono attualmente 143 centrali nucleari in funzione. Ed ognuna di queste costituisce di per sé un pericoli. Ma alcune lo sono più di altre.

Tra queste le vecchie centrali, ossia quelle che hanno più di 30 anni, ma anche quelle sprovviste di un secondo guscio di contenimento, presenti ad esempio a Garona in Spagna e a Muehleberg in Svizzera. Ma anche i reattori del tipo VVER 440 in Ungheria e Repubblica Ceca e i 4 reattori posseduti da Enel in Slovacchia. E infine i reattori CANDU presenti ad esempio in Romania, cui vanno aggiunte anche le centrali già recidive ad incidenti. Alla luce anche degli stress test europei, è emerso inoltre, che i paesi che preoccupano di più sono: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, UK e Spagna.

Francesca Mancuso

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