primavera anticipata

La primavera è ormai alle porte, lo sanno anche i bambini. Ma secondo un nuovo studio, questa stagione sta arrivando sempre prima.

Nonostante le abbondanti nevicate e l'ondata di gelo che si è abbattuta praticamente su tutta l'Europa, la primavera arriverà più velocemente rispetto a 10 anni fa. E più si vive a nord più questo anticipo è evidente.

Lo rivela uno studio condotto dagli scienziati dell'Università della California, Davis, pubblicato su Scientific Reports. Secondo la ricerca, la primavera arriva 4 giorni prima ogni 10° nord di latitudine, rispetto al tempo di arrivo di 10 anni fa.

In altre parole, più si sale verso nord rispetto alla linea dell'equatore, più si assiste all'anticipo della primavera. La ricerca, svolta negli Usa, ha preso in esame le città americane. Ad esempio, a sud e a latitudini medie come Los Angeles (paragonabili a Tunisi), New Orleans o Dallas, la primavera potrebbe arrivare solo un giorno prima rispetto a dieci anni fa. Ma se ci si sposta più a nord, a Seattle, Chicago (paragonabile a Roma) o Washington D.C., potrebbe arrivare 4 giorni prima rispetto a quanto accadeva un decennio fa. E ci si sposta ancora più a nord raggiungendo l'Artico, potrebbe arrivare addirittura 16 giorni prima.

Lo studio è l'analisi più completa fino ad oggi sull'avanzamento della primavera o fenologia, ossia lo studio dei rapporti tra il clima e le manifestazioni stagionali di alcuni fenomeni della vita vegetale e animale. Questi segni comprendono le migrazioni degli uccelli, il fiorire di alcune piante, i richiami degli anfibi e la comparsa delle foglie.

I ricercatori hanno analizzato 743 studi pubblicati in precedenza sul tasso di anticipo della primavera coprendo per 86 anni l'emisfero settentrionale. Hanno poi messo in relazione i risultati con i tassi di riscaldamento primaverile nello stesso intervallo di anni e a varie latitudini.

La primavera fornisce importanti spunti biologici per molte specie vegetali e animali, e non è chiaro cosa il suo anticipo potrebbe provocare. Ad esempio, gli uccelli che migrano a lunga distanza, svernando nell'Africa subsahariana e allevando i piccoli nell'Artico, potrebbero arrivare"in ritardo per la cena" se gli insetti saranno già volati verso nord.

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Lo studio rileva che gli impatti sugli uccelli migratori sono una delle principali preoccupazioni visto che molti si spostano dalle zone tropicali alle latitudini più alte, come l'Artico, per riprodursi.

“Questo studio verifica le osservazioni che circolano da anni nella comunità scientifica e nei resoconti popolari”, ha detto l'autore principale Eric Post, del John Muir Institute ed ecologista polare del Dipartimento di Fauna Selvatica, Pesce e Biologia Conservativa della UC Davis. “Sì, la primavera sta arrivando prima, e l'Artico sta sperimentando maggiori progressi della primavera rispetto alle latitudini più basse. Ciò che il nostro studio aggiunge è che colleghiamo tali differenze a un riscaldamento più rapido della primavera a latitudini più elevate”.

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In fin dei conti ce n'eravamo accorti. In generale le ondate di freddo stanno diventando più rare ma, al contrario, alcune parti dell'Artico hanno fatto registrate temperature insolitamente elevate e anche preoccupanti. Basti pensare che l'estensione del ghiaccio marino a gennaio è stata la più bassa mai registrata.

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Francesca Mancuso

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