Campi flegrei

Campi Flegrei al limite. Secondo uno studio condotto dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, c'è un limite di pressione del magma durante l'ascesa verso la crosta, superato il quale un vulcano quiescente può risvegliarsi. Ed è quello che potrebbe accadere ai Campi Flegrei.

Per la prima volta infatti è stata dimostrata l'esistenza di una soglia di pressione generata quando il magma risale fino alla crosta. A quel punto, spiegano gli scienziati, un “risveglio” (unrest) vulcanico potrebbe dare luogo a una condizione critica.

La ricerca, pubblicata su Nature, è stata condotta da un gruppo di ricercatori dell'INGV di Bologna, Napoli e Palermo, delle Università di Palermo e Roma Tre, e dell’Université de Savoie. La risalita del magma è una delle cause dei risvegli vulcanici.

“Obiettivo dello studio è comprendere i processi che avvengono all’interno dei vulcani quiescenti che, presentando evidenze di unrest vulcanico, potrebbero evolvere verso una eruzione, come nella caldera dei Campi Flegrei (il termine caldera si riferisce a quei vulcani la cui struttura è dominata da depressioni subcircolari dovute allo sprofondamento del terreno a seguito di grandi eruzioni)spiega Giovanni Chiodini, dirigente di ricerca INGV e coordinatore del lavoro.

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I Campi Flegrei, un vulcano attivo nell’area napoletana, si trovano in uno stato di unrest da tempo. Da 10 anni circa sono di nuovo in sollevamento, motivo per cui dal 2012 sono passati dallo stato di quiete a quello di “attenzione scientifica” visto che sono stati rilevati segni di depressurizzazione del magma e di recente anche di riscaldamento.

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“Il possibile avvicinarsi del magma alle condizioni di ‘pressione critica’ può spiegare l’attuale accelerazione delle deformazioni, il recente aumento nel numero di terremoti e l’aumento delle specie gassose più sensibili a incrementi di temperatura nelle fumarole della Solfatara di Pozzuoli, una delle aree più attive della caldera Flegrea” continua Chiodini.

Raggiunte le condizioni critiche, il magma rilascia grandi quantità di acqua sotto forma di vapore ad alta temperatura, iniettate nelle rocce che si trovano fra il magma e la superficie. Le rocce, a loro volta, si indeboliscono provocando un'accelerazione del risveglio. Va detto anche che la perdita di acqua rende il magma più viscoso e ne rallenta la risalita.

Secondo i ricercatori si tratta di processi vulcanici molto complessi, che saranno valutati anche in base alle future variazioni dei segnali fisici e chimici. 

Francesca Mancuso

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