tepco risarcimento fukushima

La Tepco dovrà versare un risarcimento pari a 49 milioni di yen, che corrispondono a circa 360 mila euro, alla famiglia della donna morta suicida dopo il disastro di Fukushima. Si tratta del primo indennizzo economico che la società dovrà sostenere a seguito dell'incidente nucleare. La donna si era suicidata probabilmente a causa dello shock sopraggiunto dopo aver abbandonato la propria casa.

Secondo i giudici, Tepco è moralmente responsabile del suicidio della donna. Si tratta di Hamako Watanabe, che al momento dell'accaduto aveva 58 anni. Hamako Watanabe abitava nei dintorni della centrale in un'area che risulta tuttora contaminata e che lo sarà ancora a lungo in futuro. La sua casa si trovava per la precisione nella località di Kawamata, a circa 40 chilometri da Fukushima.

A seguito dell'allontanamento dalla zona di pericolo e dalla propria casa, la donna ricevette il permesso straordinario di visitare l'abitazione alcuni mesi dopo l'incidente. E proprio nella sua vecchia casa decise di suicidarsi. Secondo quanto dichiarato dalla famiglia della donna, l'evacuazione forzata l'aveva condotta alla depressione.

Dopo il suicidio, marito e figli hanno deciso di denunciare la Tepco. A loro, come ad altre migliaia di persone, era stato ordinato di allontanarsi immediatamente dalla zona di pericolo e dalle proprie case, senza la possibilità di portare via con sé i propri averi.

Queste le parole del giudice, Naoyuki Shiomi, che ha pronunciando il verdetto: "L'angoscia e la disperazione di Hamako Watanabe erano senza limiti, dal momento che aveva dovuto abbandonare tanto la sua casa che la sua attività lavorativa, senza alcuna certezza per il futuro".

La Tepco dovrà dunque pagare un risarcimento per i danni morali per la prima volta dopo Fukushima. Sarà un caso singolare o la decisione della Corte giapponese avrà creato un precedente? Nei tre anni trascorsi dall'incidente decine di persone si sarebbero suicidate in Giappone a dunque che altre famiglie decidano di sporgere denuncia verso la Tepco per la tragica scomparsa dei propri cari.

Marta Albè

Fonte foto: bbc.com

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News greenme 27 agosto 2014
Fukushima: Tepco, risarcimento da 360 mila euro alla famiglia della donna suicida
La Tepco dovrà versare un risarcimento pari a 49 milioni di yen, che corrispondono a circa 360 mila euro, alla
famiglia della donna morta suicida dopo il disastro di Fukushima. Si tratta del primo indennizzo economico che la
società dovrà versare a seguito dell'incidente nucleare.
La donna si era suicidata probabilmente a causa dello shock sopraggiunto dopo aver abbandonato la propria casa.
Secondo i giudici, Tepco è moralmente responsabile del suicidio della donna. Si tratta va di Hamako Watanabe, che
al momento dell'accaduto aveva 58 anni.
Hamako Watanabe abitava nei dintorni della centrale in un'area che risulta tuttora contaminata e che lo sarà ancora
a lungo in futuro. La sua casa si trovava per la precisione nella località di Kawamata, a circa 40 chilometri da
Fukushima. Dopo l'allontanamento dalla zona di pericolo e dalla propria casa, la donna ricevette il permesso
straordinario di visitare l'abitazione alcuni mesi dopo l'incidente. E proprio nella sua vecchia casa decise di
suicidarsi.
Secondo quanto dichiarato dalla famiglia della donna, l'evacuazione forzata l'aveva condotta alla depressione. Dpèp
il suicidio marito e figli hanno deciso di denunciare la Tepco. A loro, come ad altre migliaia di persone, era
stato ordinato di allontanarsi immediatamente dalla zona di pericolo e dalle proprie case, senza la possibilità di
portare via con sé i propri averi.
Queste le parole del giudice, Naoyuki Shiomi, che ha pronunciando il verdetto: "L'angoscia e disperazione di Hamako
Watanabe erano senza limiti, dal momento che aveva dovuto abbandonare tanto la sua casa che la sua attività
lavorativa, senza alcuna certezza per il futuro".
La Tepco dovrà dunque pagare un risarcimento per i danni morali per la prima volta dopo Fukushima. Sarà un caso
singolare o la decisione della Corte giapponese avrà creato un precedente? Nei tre anni trascorsi dall'incidente
decine di persone si sarebbero suicidate in Giappone a causa dello shock e dela depressione, nati dalla
disperazione per aver perso tutto. Si prevede che altre famiglie decidano di sporgere denuncia per la tragica
scomparsa dei propri cari.
Marta Albè
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