Insalata in busta, tutto quello che dovresti sapere se la compri (e perché meglio evitare)

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Comode sono comode, ma le insalate in busta sono sempre un acquisto salutare e amico dell’ambiente? Non esattamente. Se da un lato è dal 2015 che sono in vigore regole in materia di produzione, confezionamento e commercializzazione della cosiddetta “quarta gamma” (con vincoli sulla sicurezza alimentare e sulla qualità da rispettare nel ciclo produttivo e nella distribuzione), dall’altro non sempre insalata in busta è sinonimo di qualità.

Tra le regole vige l’obbligo di garantire il rispetto della catena del freddo a una temperatura uniforme e costantemente inferiore agli 8°C lungo tutto il percorso, per esempio, ma ciò non sempre preserva le nostre insalatine imbustate da eventuali danni alla loro sicurezza.

Leggi anche: Insalate in busta: sono piene di pesticidi e metalli pesanti. Le MARCHE migliori e peggiori

Come fidarci, allora, e cosa dovremmo sapere?

Insalata in busta scaduta, che fare?

Le insalate in busta (lattughino, spinacino, songino, valeriana e un’infinità di altre foglie verdi), sono verdure di IV gamma, ossia sbucciati (nel caso di verdure con buccia), lavati, tagliati e confezionati. Sono vendute nei banchi frigo e, una volta acquistate, vanno conservate in frigorifero. Vanno consumate nel breve tempo possibile, rispettando la data di scadenza per evitare l’alterazione delle caratteristiche organolettiche e la proliferazione batterica. Il periodo di conservazione è in media di 5-7 giorni.

Se sei incinta puoi mangiare insalata in busta?

Il lavaggio è fondamentale anche nel caso di insalata in busta durante la gravidanza, per scongiurare il rischio toxoplasmosi.

Cosa controllare quando acquisti insalata in busta

Al momento dell’acquisto al supermercato, non dimenticate di:

  • controllare con attenzione che la confezione sia sigillata e integra
  • controllare la data di scadenza
  • tenere a mente di doverle consumare più o meno subito (non vanno insomma comprate per conservarle a lungo termine nel frigo) e alcune sono più facilmente deperibili di altre: per esempio valeriana e songino sono più delicate rispetto al radicchio rosso o alla lattuga ruby red (le foglie di colore rosso, tra l’altro, contengono più antiossidanti e antimicrobici naturali che ne favoriscono la conservazione)

Come conservare l’insalata in busta

  • non conservarla nel cassetto per la frutta e verdura, perché nei frigoriferi di casa qui si trovano temperature superiori ai 4°C
  • meglio mettere le buste nei ripiani centrali tra 2 e 4°C

Cosa fare prima di consumarla

Prima di consumare l’insalata in busta, verificate che le foglie non si siano alterate e quindi:

  • verificate l’odore all’apertura della confezione, se c’è odore di rancido meglio lasciare stare
  • controllate il colore e se c’è essudato sul fondo della busta (eccessiva umidità, qualche goccia di acqua)
  • controllate la consistenza delle foglie soprattutto se sono state evidentemente tagliate
  • risciacquate prima del consumo e mangiate subito

Perché le insalate in busta non andrebbero consumate (e non rispettano l’ambiente)

Molti sono motivi per cui preferire l’insalata fresca a quella in busta:

  • quelle in busta sono generalmente più costose rispetto alla I gamma: in genere, con i soldi che spendiamo per acquistare una busta da 250 grammi, potremmo comprare un cespo di lattuga fresca da un chilo
  • anche se private degli elementi di scarto e dotata di etichette, non sono sterilizzate. Questo le espone alla contaminazione ed alla moltiplicazione dei batteri con il passare del tempo
  • perdono rapidamente le vitamine e si conservano in tempi brevi
  • troppa plastica: sebbene si trovino molte confezioni biodegradabili, rimane per lo più il grosso problema del loro imballaggio. Ogni confezione ha sempre un sacchetto di plastica e in alcuni casi anche una vaschetta. Un consumo di plastica davvero eccessivo
  • fa sprecare acqua: doppio lavaggio, non solo quello che fanno i produttori, ma anche quello che dobbiamo fare noi a casa
  • la produzione e l’imbustamento di insalata a livello industriale richiede inoltre un elevato consumo di energia
  • si alterano facilmente: bisogna mantenere sempre la catena del freddo dopo l’acquisto e si devono consumare rapidamente. Se ciò non dovesse succedere e l’insalata deperisce saremmo costretti a gettarla via con un enorme spreco di cibo.

La replica del Gruppo IV Gamma di Unione Italiana Food

Il Gruppo IV Gamma di Unione Italiana Food, che rappresenta le imprese che operano nel settore della IV Gamma, ci invia alcune precisazioni in merito agli ortaggi lavati e tagliati pronti all’uso:

  • risciacquate prima del consumo e mangiate subito”; “Fa sprecare acqua: doppio lavaggio, non solo quello che fanno i produttori, ma anche quello che dobbiamo fare noi a casa”:
    la qualità e la sicurezza dal punto di vista igienico degli ortofrutticoli di IV gamma vengono preservate attraverso lavaggio e asciugatura accurati. Il lavaggio, per il quale la normativa nazionale prevede almeno due vasche a ricambio continuo di acqua, avviene con acqua potabile e attraverso sistemi tecnologici avanzati che – a differenza del lavaggio domestico – garantiscono un prodotto sicuro e conforme a legge. È per questo motivo che il Ministero della Salute consente di commercializzare il prodotto come “lavato e pronto al consumo”. Si precisa anche che la sicurezza dei prodotti di IV gamma è garantita dai numerosi controlli che vengono effettuati lungo tutta la filiera produttiva e che i tempi che intercorrono tra la raccolta, la lavorazione e la vendita sono molto brevi affinché venga garantita la freschezza del prodotto.

 

  • quelle in busta sono generalmente più costose rispetto alla I gamma”:
    il costo dei prodotti di IV gamma non può essere equiparato a quello degli ortofrutticoli di I gamma. Si tratta di prodotti diversi, in quanto la IV gamma rientra fra i prodotti immediatamente pronti per il consumo. Il suo costo, dunque, è giustificato dall’alto valore di servizio, dai processi tecnologici alla base della loro preparazione e dagli accurati sistemi di verifica dei parametri igienico-sanitari e di conservazione. Inoltre, si tratta di un costo netto, poiché non ci sono scarti. Il prodotto di IV Gamma, essendo già mondato, lavato e porzionato è a “scarto zero”, in quanto il contenuto della confezione è disponibile per il consumo nella sua interezza, senza scarto. Gli scarti di produzione, inoltre, vengono riutilizzati al 100%, prevalentemente per l’alimentazione animale, in un’ottica perfettamente circolare, senza quindi essere buttati come avviene invece nel caso della pulizia domestica dei prodotti di I gamma.

 

  • perdono rapidamente le vitamine e si conservano in tempi brevi”:
    dal punto di vista nutrizionale gli ortaggi di IV gamma sono equiparabili a quelli di I gamma. Durante la lavorazione all’interno dello stabilimento, le materie prime che danno vita a prodotti di IV gamma non subiscono alcun trattamento, ma sono sottoposte a processi tecnologici di minima entità per garantirne la sicurezza igienica e la valorizzazione. Il freddo è l’unico elemento utilizzato per preservare la freschezza e qualità dei prodotti.

 

  • la produzione e l’imbustamento di insalata a livello industriale richiede inoltre un elevato consumo di energia”: le aziende associate al Gruppo IV Gamma di Unione Italiana Food si impegnano verso una sempre maggiore sostenibilità dei processi produttivi, puntando da un lato all’attenzione all’eliminazione dello spreco, e dall’altro la riduzione dei consumi idrici e energetici. Dal punto di vista dei consumi le aziende investono continuamente in innovazione tecnologica volta ad efficientare i processi produttivi riducendo continuamente il fabbisogno di acqua ed energia.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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