Riciclo nostalgico: quando i ricordi diventano accessori

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Riuso: uno degli imperativi della società che cambia e che deve pensare a modi più sostenibili di evolvere. Riuso come pratica imprescindibile, quindi, ma anche – e perché no? – come desiderio di non perdere il valore affettivo che riserviamo agli oggetti di cui ci circondiamo.

Un vecchio cappotto dal quale non riusciamo a staccarci anche se ormai liso, felpe e magliette indossate per anni, le pagine di un diario del liceo, vecchie collezioni di fumetti ormai ingialliti o gli scarabocchi di vostro figlio. Gli oggetti, gli abiti, le cartoline anche le vecchie scarpe da tennis ormai inutili, costrette a prendere polvere in fondo all’armadio, raccontano ancora episodi della nostra vita nascondendo il ricordo del tempo che fu. Ce ne accorgiamo a volte, quando, presi dal sacro fuoco delle “pulizie di primavera”, buttiamo tutto con la sensazione, immediatamente dopo, che insieme a quell’oggetto se ne sia andata anche una parte di noi.lavorazione_momotomba

Momaboma, una giovane azienda bolognese specializzata nella produzione di accessori ricavati dal riutilizzo di materiali di scarto – metri a nastro delle sarte di una volta, zaini e paracadute militari, giubbetti da motociclista oltre a riviste degli anni ’50 e ’60 – da alcuni mesi mette a diposizione una piattaforma on line in cui chiunque può combinare la scelta dell’accessorio preferito a quella del materiale da riutilizzare.

Parafrasando un vecchio slogan, si potrebbe dire “dal consumatore al produttore”. In un mercato in crescita come quello del riciclo dove numerose aziende ( è il caso ad esempio della Freitag) si segmentano in base ai materiali, Momaboma fa decidere direttamente al cliente cosa vuole.

Seguendo le istruzioni presenti sul sito Mymomaboma si può indicare il materiale che si vuole trasformare e l’accessorio che vogliamo che diventi, foto e indicazioni per fornire qualche suggerimento, una spedizione e le vecchie Converse tornano a vivere attaccate ai manici di una borsa.

Tutto il processo di produzione dell’accessorio, dal taglio all’assemblaggio alla cucitura avviene nei laboratori del bolognese per poi arrivare a casa impacchettate in un cartone – riciclabile anche lui – consegnato dalle poste.

Il sito presenta già una gallery dei primi numerosi esempi di “riciclo nostalgico”: dalla mamma che fa diventare una borsa i primi fogli di tema dei figli, allo zaino fatto del cappotto di feltro del nonno.

A guardarli sembra che la memoria che portano con sé li arricchisca di un’area diversa. In fondo sono ricordi che perdono una forma per acquisirne un’altra. Ma riutilizzare quella vecchia felpa ha più senso che buttarla, no?

Pamela Pelatelli

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