Crema solare per bambini con fattore 50 protegge solo 15. L’OCU chiede il ritiro di due prodotti

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Due creme solari per bambini mentirebbero sul loro fattore di protezione: stando a quanto denunciato dall’associazione dei consumatori spagnola OCU, due prodotti commerciali hanno dichiarato un livello di schermo dalla radiazione solare più alto del vero: 50+ contro 30 e addirittura 15 reali. Ma le aziende contestano le accuse.

L’associazione ha compiuto dei test di laboratorio per verificare i fattori di protezione di due creme solari per bambini, con risultati che lasciano perplessi: Babaria Infantil Spray Protector SPF 50+, a dispetto dell’etichetta, offrirebbe una protezione di 30, quindi “alta”, ma non “molto alta” come dichiarato, mentre ISDIN Fotoprotector Pediatrics Transparent Spray SPF 50+ sarebbe addirittura nel range di protezione media, con un fattore di 15.

Ma è la verità? I test condotti da OCU sembrerebbero non lasciare spazio a dubbi. L’associazione ha effettuato un’analisi comparativa tra diverse creme solari messa a punto ad hoc per dimostrare il fattore di protezione reale, e ha concentrato gli sforzi in particolare su 17 prodotti per bambini con fattore di protezione solare molto elevato (SPF 50+) e in formato spray.

Stando a quanto dichiarato dall’OCU, le creme sono state sottoposte a due test di laboratorio seguendo gli standard europei: da un lato, un test per il calcolo del SPF (protezione contro UVB) in vivo in condizioni standard controllate e, dall’altro, uno in vitro per misurare la penetrazione degli UVA attraverso uno strato di crema di un certo spessore.

Risultati che preoccupano: delle 17 creme analizzate, due di esse mostrano un fattore di protezione contro i raggi UVB inferiore a quello annunciato. Il primo caso, il più serio, è quello della crema fotopolimerizzante ISDIN Pediatrics Transparent Spray SPF 50+, che offre solo una protezione “media” (15) e non “molto alta”, come indicato sull’etichetta, mentre Babaria Infantil Spray Protector SPF 50+ dovrebbe essere etichettata con SPF 30, poiché offre solo alta protezione.

L’OCU chiede dunque il ritiro dal mercato di questi due prodotti. Ma le aziende non ci stanno e controbattono.

La ISDIN, in particolare, ha risposto inviando 5 studi realizzati da istituti indipendenti precedenti alle analisi di OCU, che dimostrerebbero l’esatto opposto.

Come riportato dal comunicato stampa ufficiale della società, due studi indipendenti concludono che il prodotto ha un SPF 50+ in conformità con ISO 24444: 2010, uno condotto tra settembre e ottobre 2015 (SPF pari a 64,4) e uno tra marzo e aprile 2017 con risultato di 64,8. Inoltre tre altri studi sull’UVA confermerebbero l’etichetta.

“Il consumatore può essere sicuro che le affermazioni che compaiono nel pacchetto del prodotto sono supportate da studi indipendenti condotti da enti di certificazione di primo livello – scrive l’azienda– D’altra parte, dal lancio del prodotto nel 2015, non sono stati registrati reclami di persone riferite alla mancanza di sicurezza o efficacia del prodotto che potrebbero far sospettare un fattore di protezione diverso da quello dichiarato”.

Ma c’è di più. “Inoltre, nonostante sia stata richiesta da ISDIN, l’OCU non ha fornito una copia dello studio in cui un SPF e un UVA-PF erano presumibilmente inferiori a quelli indicati sull’etichetta, quindi ISDIN non è stato in grado di verificare la metodologia, né l’esecuzione, né la coerenza dei risultati di questo studio”.

Su questo punto interviene anche la FEFAC, la federazione delle associazioni delle farmacie della Catalogna, che sottolinea la poca trasparenza della OCU, a fronte delle analisi rintracciabili della ISDIN.

“FEFAC ritiene che questa mancanza di rigore dell’OCU dimostri che l’obiettivo più probabile è quello di fare rumore mediatico con interessi sconosciuti, volto a screditare un servizio sanitario, come la farmacia, in questo caso su prodotti che questa offre e raccomanda, quando invece il livello di soddisfazione dei cittadini nei confronti della farmacia è più alto vista la sua vicinanza e professionalità” tuona la federazione.

Nel frattempo l’OCU ha inviato i risultati del test all’Agenzia spagnola di medicinali e prodotti sanitari e ha chiesto di effettuare i necessari controlli su questi prodotti, ma anche il ritiro dal mercato per il potenziale rischio del loro utilizzo per la salute dei consumatori, in particolare quello dell’azienda ISDIN, la cui discrepanza risulterebbe più grave.

Proteggere la pelle dalle radiazioni solari è importante per evitare danni acuti così come problemi a lungo termine (è ormai dimostrato che i raggi UV aumentano la probabilità che si formino tumori cutanei).

Purtroppo, però, non è la prima volta che sorgono dubbi sulla composizione dei prodotti commerciali, in alcuni casi risultati potenzialmente dannosi per gli ecosistemi marini, portando le Hawaii, per esempio, a metterne al bando alcuni, accusati di danneggiare i coralli.

Come tutti i preparati “umani” spesso c’è il risvolto della medaglia, ed è piuttosto difficile evitare qualsiasi effetto collaterale, per cui si sceglie, nel migliore dei casi, il male minore.

Qui però si sollevano dei dubbi di frode, cosa che fa assumere alla vicenda dei connotati ben diversi. Per questo il Belgio, in nome del principio di precauzione, ha già ritirato dal mercato i prodotti. Tuttavia di certo non c’è ancora nulla, perchè i risultati dello studio finale, che sarà condotto dalle autorità competenti, non sono ancora disponibili.

Maggiori informazioni sui risultati dello studio della OCU sono disponibili a questo link.

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Roberta De Carolis

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