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L’aeroporto di Brindisi accoglie i viaggiatori appena sbarcati con quella perenne brezza che spira nei luoghi che la geografia ha reso crocevia di mari, di continenti e di rotte. Quando, nel 2000, il WFP (World Food Program) decise che era necessario disporre di una base logistica da cui avviare il pronto intervento in caso di emergenza umanitaria, non ebbe dubbi: Brindisi avrebbe ospitato beni, equipaggiamenti e personale destinati a rispondere in caso di calamità naturale, guerra, crisi…

Incastrato tra gli hangar dell’area militare, le piste dell’aeroporto e il mare, la sede del UNHRD (United Nations Humanitarian Response Depot Network) è un grande caseggiato basso. Arriviamo accompagnati da Vincenzo Pirato, ex dipendente dell’Enel che da quando è diventato pensionato, dedica una parte delle sue giornate a occuparsi delle relazioni esterne della base. In macchina, prima di arrivare ci confessa che “neanche i brindisini sanno cosa succede qui”. Anche se i terreni sono circondati dal filo spinato, non ci sono ragioni di segretezza. Semplicemente, qui, si lavora in modo silenzioso. Il 20% degli impiegati è internazionale e anche i panini al bar parlano inglese. I restanti sono italiani, provenienti da tutto il Paese.

Vincenzo Pirato, da ex presidente del Rotary locale, è impegnato nel Comitato Italiano del WFP e ha il compito di sensibilizzare e coinvolgere scuole e associazioni locali. Tra gli obiettivi ha anche la raccolta fondi, ma fino a ora Vincenzo può dire di vantare “solo” centoventi mila euro. Pronuncia la cifra in maniera mesta. E non perché non sia consapevole del suo peso, ma perché, da queste parti, quando scatta un’emergenza, sono necessari alcuni milioni di euro per avviare la macchina degli aiuti.

UNHRD è il braccio operativo del WFP, l’agenzia internazionale delle Nazioni Unite che ha il mandato di fornire aiuto alimentare ai popoli in difficoltà.Quando, da qualche parte nel mondo, si verifica un’alluvione, un terremoto, una siccità, centinaia di tonnellate di materiale si spostano dai depositi ai luoghi del disastro. A muoverli sono gli operatori della base di Brindisi. Per tagliare gli sprechi e migliorare la tempistica e l’efficacia degli approvvigionamenti, negli ultimi anni sono nate altre quattro basi sul modello di quella brindisina: a Panama, Accra (Ghana), Dubai e Subang (Malesia).

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Brindisi resta il cervello che detiene la gestione finanziaria, amministrativa, delle risorse umane e degli acquisti.

A capo di questo ingranaggio c’è Stefano Peveri: una carriera iniziata nella Marina e poi proseguita all’interno delle Nazioni Unite, come Coordinatore in situazioni di emergenza. Ora, è il “deputy” come lo definisce in confidenza Vincenzo Pirato: è responsabile della gestione dell’intero network del UNHRD. Conosce quante tonnellate di materiale c’è in ogni deposito, i nomi e cognomi del personale a disposizione, le qualifiche e le competenze di ciascuno in caso di necessità. Gestisce operazioni da milioni di dollari di budget.

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Prima di arrivare qui Stefano Peveri ha vissuto in prima linea le principali tragedie umanitarie in giro per il mondo: dal Sud del Sudan alle Filippine, dalla Somalia al Pakistan. Ora, parla del suo mestiere usando termini tecnici come business, clienti o users. Lo fa per un motivo preciso. “A un certo punto devi riuscire a prendere distanza da ciò che vedi. È questo ciò che fa la differenza tra un professionista e un hobbista”.

Per Stefano Peveri, il raggiungimento degli obiettivi si calcola in vite salvate, bambini tirati via dalla morte perché hanno trovato una coperta, una scodella o un luogo in cui essere curati.

Nel momento stesso in cui ci viene resa nota un’emergenza sono due le missioni che ci vedono coinvolti: da un lato provvediamo a fornire i beni e i servizi di prima necessità attraverso un sistema di trasporto e logistica rigidissimo che deve mirare a raggiungere la migliore performance in poco tempo e con poco dispendio di denaro. Dall’altro organizziamo i team che saranno coinvolti nelle operazioni. Dai controller agli store keeper inviati per gestire le fasi di attivazione della macchina, ai team di professionisti (carpentieri, idraulici, elettricisti) destinati a installare il materiale per renderlo immediatamente utilizzabile.”

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Angeli nella notte, altrimenti definiti “la protezione civile internazionale”. Trapela orgoglio dalle parole di Stefano Peveri quando ricorda che la UNHRD è un programma interagenzia che risponde in modo flessibile alle esigenze di tutte le agenzie riconosciute. “Interveniamo in modo imparziale a favore dell’Unicef così come della Croce Rossa. La nostra missione è riempire il gap organizzativo al momento del primo intervento e fungere da hub di scambio tra Paesi e donatori, affinché ci sia un facile e rapido spostamento dei beni lì dove è necessario”.

Il 75% del budget deriva da donazioni da parte degli enti per la cooperazione dei Paesi che aderiscono alle Nazioni Unite, mentre il 25% dalle fee fatte pagare su trasporti e stoccaggi. Da qualche anno, una percentuale minima, ma sempre più sostanziale deriva dall’intervento di aziende private che devolvono per ottemperare ai doveri della Social Responsability. Per il 2011 è Telecom Italia, la company italiana ad aver attivato una partnership con il WFP e a contribuire alla realizzazione del consueto concerto natalizio che si svolgerà il 16 dicembre a Roma.

Del denaro raccolto, la quasi totalità finisce in acquisti e trasporti. Un sistema complesso di bandi d’appalto consente la scelta delle aziende a cui commissionare il materiale. In alcuni casi – continua Peveri – si sceglie in base al miglior rapporto costo-beneficio, in altri invece il prodotto nasce da collaborazioni tra Università e Aziende sotto il controllo dell’Agenzia. Così è accaduto per esempio con i biscotti dall’ alto contenuto energetico: alimenti specificatamente usati per sopperire alle mancanze energetiche di bambini e adulti affamati.”

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Di bocche aperte in cerca di cibo e acqua, Stefano Peveri ne ha viste tante. Haiti, Fukushima e l’immensa tragedia del Corno d’Africa sono le più recenti e quelle che maggiormente hanno colpito l’opinione pubblica, ma numerose sono quelle dimenticate.

Il problema è che questo pianeta non ne può più. Per troppo tempo si è chiesto in modo inappropriato e selvaggio. Per altri versi, il cambiamento climatico sta diventando uno degli assi attorno ai quali anche il WFP sta tentando di cambiare le proprie politiche logistiche. Sembra banale, ma anche la mission è passata da “aiuto alimentare” ad “assistenza alimentare”. Un passaggio che implica una maggiore attenzione allo sviluppo di capacità locali e alla possibilità di gestire le tragedie in maniera sempre più decentrata e vicina: favorendo la scelta di eccedenza provenienti dalle produzioni del luogo, invece di trasportarle da centinaia di chilometri di distanza”.

Tuttavia, sono processi lunghi che necessitano interventi di moderazione diplomatica e accordi di cooperazione internazionale a volte difficili da ottenere. Ne è una dimostrazione, la lunga contrattazione di Durban che ha tenuto tutti con il fiato sospeso nei giorni scorsi. Eppure proprio lì in questi giorni si sono raggiunti accordi che vincoleranno i Paesi a partire dal 2015. Troppo tardi? A dircelo saranno le calamità naturali che continueranno a infliggere sofferenza sulla terra.

Pamela Pelatelli

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