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Li abbiamo lasciati in procinto di partire, Lucio, Anna e Gaia, padre, madre e bimbetta di 5 anni, che ci avevano stregato con Unlearning, una appassionante e appassionata storia di condivisione che diventerà presto un documentario.

Circa cinque mesi fa, questa giovane famiglia genovese ha operato una nuova importante scelta di vita: allontanarsi per sei mesi dal mondo ovattato della città e viaggiare col baratto alla ricerca di nuovi, sostenibili, modi di vivere. E vedere poi cosa succede, nei loro cuori e nei loro umori, una volta tornati a casa.

Finora sono più di 5mila i chilometri percorsi con i passaggi di BlaBlaCar (evitando di emettere 1100 m2 di CO2), tantissime le ore di lavoro svolto in cambio di vitto e alloggio con Wwofing e Workaway o con la banca del tempo di Timerepublik e molte le volte in cui il loro appartamento a Genova, intanto, è stato scambiato o affittato (più di 20 famiglie da tutto il mondo ci hanno vissuto!).

Dalle pendici dell'Etna al Salento, da Rimini a Venezia, da Bergamo a Vienna, passando per infiniti e ancora inviolati altri territori (sono 30 in tutto le località in programma), utilizzando tutti i servizi della sharing Economy, Anna, Lucio e Gaia ora sono più o meno al loro preziosissimo 150° giorno di viaggio ed hanno speso poco più di 500 Euro.

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Il loro background cittadino si è scontrato con ecovillaggi vegani, raduni rainbow, ospitalità in grotte o in roulotte, scuole libertarie. Hanno pulito stalle, smontato il tendone di un circo, recuperato cibo scaduto dai container con la comunità Freegan. E tutto ciò racchiude l'aspetto più bello: in ogni tappa i tre hanno incontrato bambini, conosciuto nuovi modelli di famiglia e di educazione, sperimentato nuovi modi di cucinare, mangiare, consumare.

Ma dopo? Dopo cosa succederà? Gaia comincerà la prima elementare e ha già detto che, però, l'anno prossimo vorrà fare homeschooling. Anna e Lucio riprenderanno il loro lavoro e davvero non sanno quale sarà la sensazione una volta varcata la porta di casa.

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COSA C'È DA SAPERE

Per quanto riguarda lo scambio lavoro / ospitalità, Wwoofing è legale. Quando ci si iscrive, infatti, si riceve una tessera che attesta che si è un "volontario" in quell'azienda e si aderisce a un'assicurazione (che si paga, ovviamente). Anna mette invece in guardia su su Workaway: "in Italia non c'è nulla che attesti la posizione e, se siete in un azienda, potreste avere problemi e passare per lavoro nero".

Quanto a scambiarsi tempo senza denaro, trovate molte informazioni su www.timerepublik.com.

Per continuare a seguire su Facebook Lucio, Anna e Gaia in Unlearning cliccate qui.

Germana Carillo

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