Non si ferma il traffico illegale di tigri: nel crudele business è coinvolta anche l’Italia

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In natura restano poco più di 3000 esemplari di tigre, ma questi grandi felini continuano ad essere paurosamente sfruttati e trafficati in tutto il mondo (Italia compresa)

Le tigri rischiano seriamente di sparire per sempre dalla faccia della Terra. Eppure, questi maestosi felini sono vittime di uno spaventoso traffico illegale su scala mondiale. Ogni anno in Sudafrica vengono allevati in anguste gabbie tantissimi esemplari per i trofei, la produzione di pellicce e per ricavare il wine bone tiger, il vino di ossa di tigre, una bevanda pregiata e costosissima (che viene venduta anche al prezzo di oltre 300 euro a bottiglia), usata nella medicina cinese per curare l’artrite e i reumatismi.

Ma il Paese africano non è l’unico a macchiarsi le mani con questo business crudele. Anche l’Europa ha le sue colpe: Paesi come l’Italia e la Francia sono responsabili del 50% del traffico europeo di tigri. A lanciare l’allarme è il nuovo report realizzato dall’organizzazione animalista tedesca Four Paws (in occasione dell’Anno della Tigre), che rivela come diversi Stati stiano violando palesemente gli accordi internazionali sul commercio di specie selvatiche (la convenzione di Washington – CITES). Tutto ciò sta portando alla scomparsa di questi grandi felini.

“La mancanza di regolamenti, leggi e monitoraggio efficaci sul commercio di grandi felini in Sudafrica sta condannando queste specie a una vita di sfruttamento commerciale e ad essere uccise per essere trasformate in beni di lusso e utilizzate nella medicina tradizionale” spiega Fiona Miles, direttrice di Four Paws in Sudafrica.

I numeri del traffico di tigri in Sudafrica

Ogni anno il Sudafrica esporta gran numero di tigri vive allevate in cattività, ma anche parti di esse (i cosiddetti trofei). Come denunciato nel report, tra il 2011 e il 2020, almeno 359 tigri vive sono state esportate dal Paese africano, principalmente in Asia: in Vietnam, Cina e Thailandia, dove è molto richiesto il vino di ossa di tigre. Inoltre, sono stati esportati anche ben 54 trofei di questo animale a rischio estinzione. Se consideriamo che nel mondo restano in totale soltanto 12mila esemplari (di cui solo circa 3mila vivono in natura), lo scenario è spaventoso.

Il ruolo dell’Europa

Come anticipato, l’Europa gioca un ruolo non indifferente in questo crudele business. Secondo i numeri forniti dalla LAV (Lega Anti Vivisezione), le tigri tenute in cattività sul territorio europeo sono 3-4 mila, mentre in Italia quelle rinchiuse in zoo, circhi e strutture private sono circa 400. Ma i numeri potrebbero essere ben più drammatici. A livello europeo nel periodo tra il 1999  e il 2017 il nostro Paese è stato il primo importatore ed esportatore di questi felini a rischio estinzione: sono stati 175 gli esemplari importati legalmente e 180 quelli esportati.

La svolta in Italia potrebbe essere vicina

Ma c’è una buona notizia. Tra non molto la situazione potrebbe cambiare in meglio in Italia sia per le tigri che per gli animali esotici in generale. Entro l’8 maggio 2022, infatti, il Ministero della Salute è chiamato ad approvare il Decreto Attuativo della Legge 53 che vieterà totalmente la riproduzione, la detenzione e il commercio di animali selvatici ed esotici.

Le disposizioni contenute in esso, se rispetteranno come dovrebbero l’Articolo 14 lettera q) della Legge 53 votata e approvata dal nostro Parlamento, avranno impatti (positivi per le tigri) importanti sui circhi e sugli allevamenti privati di questi animali e di tutti gli altri animali selvatici. – sottolinea la LAV  – Questo Decreto attuativo, oltre che a rappresentare una maggiore tutela sanitaria per i cittadini italiani, rappresenterà la fine o comunque una buona limitazione, a pratiche e abitudini oggi inconcepibili, e non più accettate da parte degli italiani. Ci appelliamo dunque al Ministro della Salute Speranza, affinché spinga per un decreto attuativo veloce e inerente al testo di Legge (la 53 del 2021). Solo attraverso questi cambiamenti epocali si potrà tornare, ma non come prima.

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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