Troppi pesticidi: il polline è contaminato da fungicidi ed erbicidi, l’allarme degli apicoltori trentini

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In Trentino si torna a fare il punto sulla situazione delle api, ma mentre in un convegno di agricoltori si evidenzia uno scenario in miglioramento, la Federazione degli apicoltori locali sottolinea dei dati drammatici sulla contaminazione del polline con i pesticidi

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A Trento, un convegno organizzato dai produttori di mele Apot (As­sociazione Produttori Ortofrutticoli Trentini) è stato l’occasione per fare il punto della situazione sulle api in Trentino. Peccato però che gli apicoltori locali non erano stati invitati e non hanno potuto esprimere le loro perplessità.

A parlare durante il convegno “AAA – Api, agricoltura, ambiente: sono le tre priorità nelle sfide sul clima” è stato, tra gli altri, l’assessore all’agricoltura della Provincia autonoma di Trento, Giulia Zanotelli, che ha sottolineato alcuni effetti positivi delle strategie messe in campo per ridurre l’impiego di pesticidi sul territorio.

Ma la Federazione degli apicoltori trentini non ci sta e in un comunicato relativo al convegno scrive:

Per l’apicoltura ne esce in sintesi una situazione non troppo preoccupante e anche in fase di miglioramento nel tempo. Francamente non condividiamo questa analisi (…) I nostri dati annuali di analisi dei pollini ci dicono che siamo in una situazione ben più drammatica di quella dipinta nel convegno, con un grande quantitativo di principi attivi di fitofarmaci presenti nel polline raccolto ed analizzato. 

Punto per punto gli apicoltori trentini spiegano perché lo scenario è, in realtà, decisamente più preoccupante di quanto emerso dal convegno.

Le analisi a cui fanno riferimento sono state effettuate tra aprile e luglio, periodo dell’anno in cui le api raccolgono più polline e anche quello in cui avvengono più di frequente gli avvelenamenti delle famiglie.

Spiegano gli apicoltori:

Il periodo in cui si svolgono le analisi è di importanza cruciale, i fitofarmaci portati nel nido rimangono poi per tutta la stagione stoccati nei favi come “pane d’api”, il più importante alimento della colonia. Questa situazione sta provocando un avvelenamento cronico delle famiglie di api. 

Tali analisi vengono effettuate annualmente e anche il confronto con quanto registrato nelle annate precedente non testimonia affatto una situazione in miglioramento ma l’esatto contrario, così come il bio-monitoraggio sul polline condotto dall’Associazione Apicoltori della val di Sole con la collaborazione della Libera Università di Bolzano che ha trovato nei campioni analizzati 15 diversi insetticidi, 43 fungicidi e alcuni erbicidi.

Gli apicoltori scrivono che:

Riguardo alla tossicità dei fitofarmaci per le api è difficile pensare che un così alto numero di insetticidi, fungicidi ed erbicidi possa provocare danni non preoccupanti per le api. Del resto l’esperienza dell’ultimo ventennio ci dice che in alcuni casi non siamo stati capaci di determinare l’impatto reale sulle api nemmeno di un singolo principio attivo dato che alcuni prodotti, dopo essere stati autorizzati in base a serie prove di tossicità, sono stati ritirati dal mercato per gli effetti negativi sulle api che non vengono indagati nelle prove stesse. A questo punto è evidente che non siamo di certo in grado di valutare la tossicità di decine e decine di principi attivi diversi che possono anche combinarsi fra loro o con le sostanze contenute nell’alveare. A nostro avviso la situazione è drammatica e richiederebbe interventi seri nel breve periodo.

Quando si deciderà di mettere definitivamente al bando i pesticidi pericolosi per le api trovando soluzioni alternative per garantire i raccolti?

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Fonte: L’Adige

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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