Ocean Cleanup di Boyan Slat accusata di aver inscenato la rimozione dei rifiuti dalle isole di plastica del Pacifico

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Quella plastica raccolta è troppo “pulita” per essere immondizia. Così The Ocean Cleanup viene accusata di aver fatto solo finta di prendere immondizia dagli oceani

Le accuse le avrebbe negate una ad una, quelle di aver organizzato una massiccia operazione di rimozione della plastica che secondo alcuni non sarebbe mai esistita. Al centro del mirino c’è l’organizzazione no profit The Ocean Cleanup, dopo che alcuni esperti hanno affermato che quei detriti raccolti erano “troppo puliti”.

Tutto nascerebbe da un video che The Ocean Cleanup ha condiviso su Twitter: si tratta del filmato di una rete che tira su bene 3.810 kg di plastica, che la speciale imbarcazione aveva rimosso da un pezzo di oceano noto come Great Pacific Garbage Patch.

Leggi anche: Il divoratore di rifiuti creato da Boyan Slat funziona davvero e sta catturando tonnellate di plastica dal Great Pacific Vortex

The Ocean Cleanup è un’organizzazione no profit costituita da un numeroso team di ingegneri, ricercatori, studiosi e scienziati e il suo scopo è non solo quello di ripulire gli oceani, ma anche di impedire l’ingresso di nuovi rifiuti.

Ma lavora in maniera trasparente?

Il Great Pacific Garbage patch è un’area compresa tra le Hawaii e la California. Qui è dove è stata raccolta una grande quantità di rifiuti, attrezzi da pesca e altri detriti marini. Grandissime quantità di rifiuti si accumulano da queste parti perché il posto è circondato dal vortice subtropicale del Pacifico settentrionale, che è un sistema di correnti oceaniche vorticose. La plastica viene portata nella discarica dalle correnti, tuttavia si deposita quando arriva al centro del vortice, che è una parte calma e stabile. Quindi rimane intrappolata nel mezzo.

The Ocean Cleanup – fondata nel 2013 dall’olandese Boyan Slat – ha l’obiettivo di rimuovere il 90% della plastica dalla Great Pacific Garbage Patch entro il 2040, con piani per aumentare le sue attuali operazioni nei prossimi anni. Quelle che utilizza sono reti e tecnologie all’avanguardia per evitare anche che i pesci rimangano intrappolati.

Tuttavia, l’ultimo filmato ha sollevato sospetti tra gli esperti, tanto che in molti affermano che si tratti di una messinscena. Tutti si sono infatti chiesti perché la plastica tirata su sia così pulita, nonostante alcuni pezzi siano sicuramente stati nell’oceano per decenni. Altri, invece, osservano che non sembrano esserci cirripedi o alghe sulla plastica stessa.

Trevor Branch, professore associato alla School of Aquatic and Fishery Sciences dell’Università di Washington, ha inizialmente sollevato i suoi sospetti in un tweet, sostenendo che era “strano”.

La plastica che hanno raccolto, la maggior parte della quale si dice abbia dai 10 ai 30 anni, è così pulita e priva degli organismi che di solito crescono molto rapidamente su qualsiasi cosa nell’oceano, dichiara.

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Allo stesso modo, David Shiffman, biologo della conservazione marina dell’Arizona State University:

Le immagini che hanno mostrato non sono affatto come sarebbero se si trascinasse davvero una grande rete attraverso l’oceano e raccogliesse la plastica che galleggiava lì da anni. È troppo colorato, non cresce nulla e non hanno catturato altro che plastica.

Cosa hanno detto da The Ocean Cleanup

Un portavoce di The Ocean Cleanup, ha spiegato alla rivista Newsweek che la plastica pulita può essere spiegata attraverso “vari fattori”.

Il Great Pacific Garbage Patch è noto anche come “oligotrofico”, spiegano, il che significa che è molto povero di nutrienti.

C’è una ragione per cui questi vortici subtropicali, dove siamo attualmente impegnati a catturare la plastica, sono anche chiamati i deserti del mare. I nutrienti provengono in genere dai fiumi o dalla risalita di acque più profonde, hanno affermato. Tuttavia, questi vortici sono lontani dalla terra e dominati dal deflusso dell’acqua, non dalla risalita. Ciò significa che pochissimi nutrienti raggiungono questi vortici, con conseguente minore crescita di alghe e plastica che rimane relativamente pulita nell’aspetto.

Il biofouling si verifica in genere solo su parti di oggetti che sono completamente sommersi sott’acqua, hanno affermato. Tuttavia, se la plastica fuoriesce dall’acqua, i raggi UV fermeranno qualsiasi biofouling.

E continuano:

Un buon esempio sono le boe galleggianti. Sott’acqua sono tipicamente ricoperti di cirripedi, mentre in cima sono generalmente privi di vita marina. Alcune delle materie plastiche che catturiamo hanno additivi aggiunti. Questo li protegge dalla luce UV, preservando così i loro colori e dagli organismi biofouling (soprattutto per gli oggetti utilizzati dalla pesca).

La spiegazione secondo cui la luce UV impedirebbe ai microrganismi di crescere sulla plastica non ha convinto e sul The Ocean Cleanup gli gli esperti ci hanno fatto venire qualche dubbio. Soprattutto dopo che abbiamo appreso dal sito di The Ocean Cleanup Coca-Cola Company è diventata partner per l’implementazione del progetto fluviale di The Ocean Cleanup: la partnership – si legge – unisce l’azienda produttrice di bevande e l’organizzazione senza scopo di lucro in un’entusiasmante collaborazione per aiutare a ripulire alcuni dei principali fiumi del mondo.

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Fonti: Twitter / Newsweek

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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