Nucleare e gas, presentata mozione contro l’inserimento nella classificazione verde dell’Ue

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Si parla sempre più spesso  di nucleare nel nostro Paese, che al momento non ha preso una posizione chiara nel dibattito europeo sulla questione. Di certo l’Italia non è completamente contraria a ricorrere a questo tipo di energia, considerato che non è tra gli Stati Ue firmatari dell’accordo – siglato alla COP26 – contro l’inserimento del nucleare nella cosiddetta tassonomia verde dell’Unione europea. A opporsi apertamente sono stati, infatti, 7 Paesi: Germania, Austria, Lussemburgo, Portogallo, Danimarca, Irlanda e Spagna. Per queste nazioni il nucleare non può essere definito un tipo di energia pulita.

L’assenza dell’Italia in questo importante accordo ha messo in allerta il deputato Giovanni Vianello, Commissario della Bicamerale d’inchiesta Ecomafie, che ieri ha presentato una mozione per chiedere al Governo italiano di impegnarsi a non far includere il nucleare e il gas nella classificazione green dell’Ue. La richiesta di Vianello, sottoscritta da un’altra decina di deputati, non riguarda soltanto il nucleare ma anche il il gas. 

“La mozione si è resa necessaria perché il Governo italiano ha avuto comportamenti ambigui e non certo “verdi” in merito a questi argomenti” spiega Vianello, ribadendo che gli italiani si sono espressi chiaramente e ripetutamente contro il nucleare.

Leggi anche: La Francia rilancia il nucleare, insieme ad altri 9 Paesi europei

Cos’è la tassonomia UE

La tassonomia Ue non è altro che una classificazione comune a livello europeo di tutte quelle attività economiche che possono essere considerate sostenibili. In particolare il regolamento il (UE) 2020/852 introduce un sistema di etichettatura per gli investimenti che servirà per indicare dove indirizzare centinaia di miliardi di euro alle attività produttive che riescono ad ottenere l’etichetta “sostenibile” per tutte o parte delle loro attività.

Capite bene quindi cosa significhi entrare nella tassonomia e la pressione che c’è affinché alcuni settori vengano inseriti– sottolinea il deputato tarantino Giovanni Vianello – Questo però non sarebbe accettabile, significherebbe dirottare risorse importanti verso settori energetici che sicuramente non sono “sostenibili”, ritardando di conseguenza la vera transizione ecologica e non è accettabile soprattutto dal governo italiano.

Leggi anche: Così l’Europa sta pensando di dirottare i sussidi per la transizione ecologica anche all’energia nucleare

I punti chiave della mozione 

Questi sono i principali punti inseriti nella mozione presentata da Vianello e sottoscritta da una decina di deputati:

  • alcuni Paesi proseguono ingenti investimenti in energia atomica, a carico della fiscalità generale oppure a carico delle tariffe elettriche che pagano i cittadini, tra cui Gran Bretagna, Russia, India, Cina e Francia.
  • sistematicamente agli annunci e ai presunti costi legati agli investimenti in energia atomica dichiarati dai proponenti, i risultati sono stati sempre disattesi (costi sempre più alti, tempi di realizzazione sempre più lunghi, carenze nella gestione rifiuti radioattivi). Basti pensare che nel 2008 erano in costruzione 2 centrali nucleari una in Francia e l’altra in Finlandia (dovevano essere pronte in 5 anni) e ancora oggi non sono state realizzate, i costi sono notevolmente aumentati e alcune aziende costruttrici sono fallite. Gli USA che con Bush avevano in programma di realizzarne 6 si sono ridimensionati a volerne 2 ma il costo è TRIPLICATO sfiorando i 30 miliardi di dollari
  • in Italia ci sono stati ben 2 referendum abrogativi, 1987 e 2011, che hanno decretato (con forza di legge rinforzata) la fine della produzione e dello sfruttamento dell’energia nucleare in Italia mentre permangono gli studi e le procedure sul decommissioning e la ricerca in tale settore non è mai stata interrotta e i costi sono scaricati sulle bollette elettriche dei cittadini
  • nonostante i risultati referendari, il Ministro del MITE Cingolani ha concesso il patrocinio del proprio Ministero all’evento “Stand Up for Nuclear” (programmato in nove città italiane dal 24 settembre 2021 al 9 ottobre 2021), consistente in una serie di incontri finalizzati a sostenere e promuovere il ricorso al nucleare come fonte energetica
  • dopo 34 anni dallo spegnimento dei reattori italiani il problema dei rifiuti radioattivi prodotti dalle centrali nucleari e dagli altri siti nucleari ad esse correlate non sono stati ancora risolti, se da una parte si sta faticosamente individuando una zona per il Deposito Nazionale per quelli a bassa attività, per quelli ad alta attività ad oggi non è stata ancora trovata una soluzione definitiva (per non parlare di costi di gestione anche essi scaricati sulle bollette elettriche.
  • secondo lo studio “World Nuclear Industry Status Report 2020” (WNISR) – un rapporto annuale prodotto da un gruppo di esperti internazionali indipendenti – produrre 1 kilowattora (kWh) di elettricità con il fotovoltaico nel 2020 è costato in media nel mondo 3,7 centesimi di dollaro, con l’eolico 4,0 centesimi di dollaro, con il gas è costato 5,9 centesimi di dollaro, con il carbone 11,2 centesimi di dollaro e con il nucleare 16,3 centesimi di dollaro, quindi il nucleare e le fossili non sono più competitive e conviene investire in rinnovabili
  • anche sul nucleare di IV generazione (quello di Cingolani) sono 20 anni che si annunciano date per realizzare prototipi sperimentali su 6 tipi di tecnologie differenti ma anche su questi impianti non esistono date definitive (per alcuni se ne parla dopo il 2035, se tutto va bene…) ma anche qui i costi sono aumentati a dismisura.

Cosa chiedono al Governo italiano i firmatari della mozione 

Sono 5 le richieste rivolte al Governo nel testo della mozione:

  1.  non intraprendere iniziative tese a consentire nuovamente lo sfruttamento e l’impiego dell’energia nucleare in Italia, in ossequio alla volontà popolare espressa all’esito dei referendum del 1987 e del 2011;
  2. manifestare il proprio convinto dissenso nei confronti dell’inserimento dell’energia nucleare e del gas nella tassonomia verde dell’Unione Europea;
  3. adottare azioni concrete affinché in ambito europeo vi sia una pianificazione certa per l’individuazione del sito che ospiterà il deposito geologico necessario per stoccare i rifiuti radioattivi ad alta attività non oltre il 2027 – o comunque prima della realizzazione del Deposito Nazionale;
  4. incrementare i finanziamenti per la ricerca scientifica in materia energetica stabilendo che almeno il 95% dei suddetti fondi entro il 2023 siano impiegati per la ricerca sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sulla trasmissione, distribuzione e stoccaggio dell’energia elettrica e siano azzerati i fondi per la ricerca sulle fonti fossili e che ogni conseguente onere sia riversato sulla fiscalità generale e non pesi sul costo delle bollette elettriche;
  5. aprire un confronto con gli USA affinché si stabilisca che gli 84 elementi di combustibile irraggiato uranio-torio, 20 dei quali sono stati ritrattati, provenienti dalla centrale nucleare americana di Elk River, presenti presso l’ITREC di Rotondella, tornino negli USA.

Insomma, la questione del nucleare non dovrebbe essere presa troppo alla leggera. Ci sono troppi fattori da prendere in considerazione, a partire dallo smaltimento dei rifiuti radioattivi e dai rischi derivanti dai vecchi impianti presenti in Europa.

Seguici su Telegram Instagram Facebook TikTok Youtube

Fonte: Giovanni Vianello (Facebook)

Leggi anche: 

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook