Perché nel Salento e nel Mar Ionio c’è una vera a propria invasione di meduse?

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È boom di meduse nel mar Ionio negli ultimi anni. Aumentano le segnalazioni della presenza di specie urticanti come la Pelagia noctiluca. Ma a cosa è dovuta questa invasione?

La Puglia, che custodisce spiagge da sogno, rappresenta una delle mete italiane estive più gettonate. Ma negli ultimi tempi chi fa il bagno a mare in Salento deve fare i conti con una presenza indesiderata: le meduse. Sono sempre di più gli esemplari che popolano, infatti, le acque di questo territorio pugliese e più in generale dello Ionio.

Quest’estate sono cresciute fra i bagnanti le segnalazioni della presenza della specie Pelagia noctiluca, particolarmente urticante. Si tratta di una creatura molto affascinante, così chiamata per la sua capacità di illuminarsi (fenomeno noto come bioluminescenza) e di essere quindi ben visibile anche durante le ore notturne.

Ma come riconoscere questa medusa?

È rosa o rossastra, ha un ombrello di una diecina di centimetri di diametro a volte con puntini biancastri, lunghe braccia orali (sembrano grossi tentacoli, ma sono espansioni attorno alla bocca) e lunghi tentacoli sul margine dell’ombrello. – spiega l’associazione Marevivo Onlus – Se vi punge ve ne accorgete. In modo bruciante. Pelagia punge e fa abbastanza male. Qualche anno fa ha punto sessantamila persone in Spagna e ha cancellato l’allevamento di salmoni in Irlanda.

 

Naturalmente, la Pelagia noctiluca non è l’unica specie di medusa che troviamo in Italia: nelle nostre acque ci si può imbattere anche nella Rhizostoma pulmo (detta anche polmone di mare), la più grande del Mediterraneo, e nella Cothyloriza tubercolata, la cui particolare forma e il colore ricordano tanto un uovo fritto. Queste ultime due, però, al contrario della Pelagia noctiluca, sono innocue per l’uomo.

Una creatura particolarmente temibile avvistata più frequentemente nelle acque dei nostri mari, e spesso scambiata per una medusa, è invece la Caravella Portoghese, un Sifonoforo dal colore blu-violaceo, i cui veleni sono tossici per l’uomo.

I motivi dell’aumento di meduse del Mediterraneo

Negli ultimi anni si sta assistendo ad un vero e proprio boom di meduse nel Mediterraneo: perché? In realtà, il motivo è facilmente intuibile. La maggiore presenza di queste creature marine è da attribuire all’aumento delle temperature dei nostri mari, che già in primavera hanno registrato un record. Le acque più calde fanno sentire le meduse maggiormente a loro aggio e favorisce la crescita del fitoplancton, di cui si nutrono.

Ma non è l’unico motivo. Un altro elemento che attira le meduse è la riduzione della popolazione dei pesci, provocata dalla pesca industriale. Il fenomeno, però, potrebbe essere temporaneo e grazie alle correnti marine è probabile che nelle prossime settimane sarà possibile fare il bagno con più serenità.

Attenzione! Uccidere le meduse è reato

Tuttavia, l’invasione delle meduse non rappresenta un buon pretesto per ucciderle o prelevare queste creature dal loro habitat. Nonostante gli appelli delle associazioni ambientaliste e animaliste, c’è chi ancora si accanisce sulle meduse, maltrattandole e raccogliendole col retino per farle morire con sassate o al sole. Queste azioni, però, costituiscono un reato punibile con multe molto salate o con la reclusione.

L’articolo 544 ter del Codice penale recita infatti:

Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale.

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Fonte: Marevivo Onlus

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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