Allarme Amazzonia: questi livelli di disboscamento non si vedevano dal 2015

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Complici le politiche permissive di Bolsonaro, gli alberi dell'Amazzonia brasiliana stanno sparendo a vista d'occhio, come dimostrano le immagini satellitari

Le immagini registrate dai satelliti non lasciano spazio all’immaginazione: l’Amazzonia brasiliana sta sparendo ad un ritmo velocissimo. Si pensi che solo nello scorso mese di gennaio sono stati 430 i chilometri quadrati di foresta rasi al suolo – l’equivalente di 40.000 campi da calcio. Questo disboscamento feroce è tacitamente sostenuto dall’amministrazione di Jair Bolsonaro.

La deforestazione avvantaggia innanzitutto i coltivatori di cereali destinati perlopiù all’alimentazione animale e i proprietari di allevamenti intensivi di bovini, che esportano la carne in tutto il mondo. Ma anche chi sfrutta illegalmente le risorse minerarie della foresta gioca un ruolo importante nella distruzione dell’ecosistema amazzonico: l’estrazione di oro puro dai fiumi della regione provoca una degradazione ambientale che mette a rischio non solo l’ecosistema, ma anche le popolazioni indigene che lì vi vivono, mentre i minatori vengono sfruttati e costretti a lavorare in condizioni disumane e totale assenza di sicurezza.

Ci si potrebbe chiedere dov’è la legge in tutto questo. Ufficialmente, nel 2006, era stata introdotta una moratoria sulla soia proveniente dall’Amazzonia che vietava la vendita di soia proveniente da terreni disboscati dopo il 2008. Questa moratoria aveva avuto il suo effetto, portando ad una sostanziale diminuzione del fenomeno della deforestazione (-84% fra il 2004 e il 2012). Purtroppo però, anche grazie alle politiche anti-ambientaliste di Bolsonaro, si è assistito ad un nuovo e vertiginoso aumento di questo fenomeno distruttivo – che ha raggiunto il suo picco massimo lo scorso mese.

La moratoria della soia, almeno sulla carta, esiste ancora, ma questo non impedisce agli agricoltori di deforestare per coltivare altre piante (come per esempio il mais) o agli allevatori di distruggere la foresta per fare posto agli allevamenti intensivi. Secondo le immagini raccolte dai satelliti, infatti, la distruzione della foresta amazzonica nella regione del Mato Grosso è continuata senza subire interruzioni – ciò che è cambiato è semplicemente il tipo di coltura.

Sarebbero necessarie nuove moratorie, nuove leggi a tutela del polmone verde del Pianeta che sembra sempre più fragile, soprattutto visto dai satelliti. Sarebbero necessari controlli delle forze dell’ordine e sanzioni esemplari per fermare l’emorragia che sta portando alla lenta distruzione di uno degli ecosistemi maggiormente ricchi di biodiversità che ancora abbiamo.

Senza aspettare che i “grandi” del mondo si attivino per salvare l’Amazzonia dalla sua estinzione, anche noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa: ogni nostro gesto, ogni nostro acquisto può avere conseguenze pesanti sugli ecosistemi dall’altra parte del mondo. Scegliere un’alimentazione vegetale, riducendo il consumo di carne, rinunciare ai capi alla moda dell’industria del fast fashion, moderare gli acquisti di prodotti tecnologici senza lasciarci sedurre dal fascino dell’ultimo modello (molti non lo sanno, ma telefoni e computer contengono anche metalli preziosi come oro e palladio), controllare le etichette e la provenienza di ciò che compriamo – tutte queste piccole azioni, fatte da ciascuno, possono finalmente fermare la piaga della deforestazione.

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Fonti: Reuters / The Guardian

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.

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