Da inizio pandemia abbiamo usato almeno 46 miliardi di mascherine e abbiamo sempre sbagliato a smaltirle

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Un impatto “abnorme”, dicono gli esperti, quello dei famosi dispositivi di protezione individuale sull’ambiente e sulle nostre tasche. Dall’1 maggio sono cambiate parecchie regole, ma oramai il danno è fatto

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Sono almeno 46 miliardi le mascherine utilizzate in Italia da quando ha avuto inizio la pandemia e 129 i miliardi a livello globale quelle consumate ogni mese, pari a circa 3 milioni di mascherine al minuto.

È quanto emerge da una stima effettuata SIMA, la Società Italiana di Medicina Ambientale, secondo cui ai circa 2 miliardi di mascherine utilizzate in Italia dalla popolazione scolastica a partire dallo scoppio dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese, andrebbero ad aggiungersi i 16 miliardi in capo ai lavoratori e una quota stimabile in 28 miliardi per l’uso quotidiano nelle varie situazioni indoor e outdoor dall’inizio dell’emergenza sanitaria.

Raggiungendo così il catastrofico totale di 46 miliardi di mascherine.

Quanto gravano sull’ambiente?

Tantissimo. Secondo l’Oms sono 3,4 miliardi le mascherine che finiscono ogni giorno nella spazzatura, su scala globale, assieme a 140 milioni di kit di test, che hanno il potenziale di generare 2.600 tonnellate di rifiuti non infettivi (principalmente plastica) e 731mila litri di rifiuti chimici.

Uno studio apparso su Environmental Advances ha rivelato come buona parte delle mascherine finisca in acqua (quasi 5.500 tonnellate metriche di plastica ogni anno con una stima ottimistica al ribasso), evidenziando inoltre come una singola mascherina sia in grado di rilasciare fino a 173mila microfibre di plastica al giorno negli oceani, con possibili danni da ostruzione in seguito ad ingestione, ed effetti tossicologici dovuti alla veicolazione di contaminanti chimici e biologici. Preoccupa inoltre la presenza di frazioni sub-micrometriche, potenzialmente capaci di attraversare le barriere biologiche.

Come società scientifica siamo favorevoli al proseguimento dell’utilizzo delle mascherine negli ambienti indoor, ma al contempo abbiamo il dovere di evidenziare che ponendo adeguata attenzione alla qualità dell’aria indoor con semplici (oltre che economici) dispositivi di monitoraggio della CO2 ed eventuale ricorso a sistemi di purificazione dell’aria o ventilazione meccanica controllata (VMC) è possibile recuperare una  fruibilità in piena sicurezza di tutti gli spazi al chiuso o ambienti confinati anche senza usare questi dispositivi di protezione individuale, di cui speriamo di poter fare presto tutti a meno, conclude Alessandro Miani, presidente Sima.

Noi cosa possiamo fare?  Assolutamente informarci in modo da conoscere i modi adeguati per smaltire correttamente le mascherine chirurgiche. Noi ve ne abbiamo parlato qui.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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