I popoli indigeni, custodi della Terra, pronti a “invadere” la Cop26 (da cui sono stati esclusi)

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Gli indigeni di tutto il mondo sono pronti ad andare a Glasgow per chiedere una maggiore voce in capitolo nei negoziati.

La Cop26 rappresenta un evento cruciale per discutere dei progressi e delle sfide relative all’Accordo di Parigi sul clima del 2015. E ora gli indigeni di tutto il mondo sono pronti ad andare a Glasgow per chiedere una maggiore voce in capitolo nei negoziati

Incendi, inondazioni, siccità, fonti di cibo devastate, se c’è chi soffre più di tutti della crisi climatica in atto quelli sono i popoli indigeni. Eppure le loro richieste di prendere parte all’azione climatica e di aiuto per far fronte al disastro ecologico incombente nelle loro terre e nelle loro acque rimangono per lo più inascoltate. 

Sono oltre 476 milioni le popolazioni indigene che vivono in 90 Paesi in tutto il mondo, pari al 6,2% della popolazione mondiale. Loro conservano una vasta diversità di culture, tradizioni, lingue e sistemi di conoscenza unici e hanno un rapporto speciale con il territorio che abitano. Eppure, queste tribù stanno gradualmente perdendo le loro stesse terre ancestrali a causa dell’innalzamento del livello del mare, delle tempeste catastrofiche o per facilitare l’accesso ai siti di trivellazione di combustibili fossili.

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Una perdita silenziosa e un rapporto il più delle volte iniquo: molti popoli indigeni si trovano di fatto ancora sotto l’autorità ultima dei Governi centrali che esercitano il controllo sulle loro terre e risorse. E non c’è pace.

L’Accordo di Parigi

Già nel 2015, con l’istituzione della Local Communities and Indigenous Peoples Platform (LCIPP) durante la Conferenza delle parti Unfccc di Parigi Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, era stato riconosciuto che rispettare i diritti delle popolazioni indigene e rafforzare la loro partecipazione alla politica climatica potrebbe essere un atto fondamentale per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali e promuovere la resilienza climatica. 

L’Accordo di Parigi affermò anche che le azioni di adattamento climatico dovrebbero essere guidate dalla scienza e “se appropriato, dalla conoscenza tradizionale, dalla conoscenza delle popolazioni indigene e dai sistemi di conoscenza locali“.

Cosa vuol dire? Che le conoscenze e le pratiche ancestrali degli indigeni potrebbero contribuire molto e in maniera positiva a queste discussioni. Ma nulla di fatto e nelle stanze dei negoziati gli indigeni non sono ancora presenti.

I popoli indigeni, insomma, che preservano l’80% della biodiversità mondiale, sono seriamente preoccupati che verranno rimossi da quelle terre, come tra l’altro è già avvenuto quando le nazioni hanno istituito parchi nazionali, foreste o aree naturali.

I popoli indigeni temono che essere esclusi dalla vita o dalla gestione di nuove aree di conservazione non solo li priverebbe delle loro terre ancestrali e dei mezzi per sostenersi, ma avrebbe l’effetto opposto, riducendo la biodiversità impedendo un’efficace gestione della terra e dell’acqua.

Presenza indigena alla CopP26

Sono centinaia gli indigeni che intendono partecipare alla Cop26, anche se non hanno tutte le credenziali per partecipare alle discussioni e far sentire la propria voce.

Le Nazioni Unite e altre agenzie e organizzazioni hanno tenuto discussioni e webinar in questi giorni per i popoli indigeni. Ma ora non basta più, per loro è necessario discutere gli impatti dei cambiamenti climatici sulle terre ancestrali e sui loro stili di vita. I popoli indigeni non possono essere più esclusi dal dibattito, dalle risorse e dalle decisioni politiche.

Un impegno significativo delle popolazioni indigene per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi significa prendere decisioni insieme: dobbiamo essere partner alla pari nello sviluppo della politica climatica nazionale e internazionale, ha detto Hindou Oumarou Ibrahim, la copresidente del Facilitative Working Group LCIPP.

L’emergenza climatica è qualcosa che riguarda tutti, nessuno escluso.

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Fonte: Arizona Republic

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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