Fotovoltaico da balcone: come installarlo per aumentarne l’efficienza

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Contro il caro bollette anche il fotovoltaico da balcone: un unico impianto non può rendere autosufficiente una famiglia coni consumi medi attuali, ma è un aiuto. Ma come installarlo per aumentare al massimo l’efficienza? Risponde Luca Mercalli, Presidente dell'associazione Società Meteorologica Italiana

Il fotovoltaico da balcone è una possibilità più economica delle comuni installazioni condominiali, che non necessita di autorizzazione e che può essere un aiuto contro il caro bollette. Soluzione molto “casalinga” ma non meno efficiente.

Anche se non può rendere autosufficiente una famiglia coni consumi medi attuali, può essere un aiuto e una soluzione molto comoda soprattutto per chi vive in un condominio e non dispone quindi di un tetto proprio.

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Si tratta infatti di un unico pannello, installato appunto sul nostro balcone, che produce energia immettendola nella rete. E quindi sì, abbattendo le bollette. Ma di quanto? Questo dipende dalla sua efficienza, ovvero la capacità di trasformare l’energia solare in elettrica.

Ci sono dei trucchi per aumentarla, come spiega Luca Mercalli, Presidente dell’associazione Società Meteorologica Italiana, in un lungo post sulla sua pagina Facebook.

Innanzitutto un pannello esposto a Sud con inclinazione più verticale su ringhiera di balcone, in genere attorno ai 65 gradi presenta il vantaggio di una produzione distribuita in modo omogeneo in tutti i mesi, quindi con maggior produzione invernale, quando l’energia serve di più.

Ovviamente non ha senso installarlo se il balcone è sempre all’ombra, ma se è soleggiato non ha controindicazioni. E se non si hanno batterie di accumulo accoppiate bisogna consumare l’energia nel momento in cui è prodotta, quindi ricordarci di accendere gli elettrodomestici a mezzogiorno e non di sera.

Si tenga poi conto che si possono installare su balcone fino a 3 pannelli per una potenza totale di circa 1 kWp, e una producibilità annua di 1200 kWh che rappresenta quasi metà del consumo di una famiglia media italiana (2700 kWh/anno).

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Il pannello che ho installato in silicio monocristallino – scrive ancora Mercalli – ha potenza di picco di 340 W ed eroga a mezzogiorno di una giornata soleggiata 300 W. Ciò che conta è peraltro la producibilità giornaliera che per il giorno 10 marzo a 45 gradi di latitudine è stata di 2 kWh. La stima di produzione annua è di circa 400 kWh

Questa soluzione, se fosse applicata su larga scala, sarebbe davvero un’alternativa che amplia la superficie utile di fotovoltaico nei centri urbani in grado di bilanciare la produzione invernale.

Non è una bacchetta magica ma una soluzione che va applicata secondo il contesto. Nei centri storici non avrebbe senso per ragioni estetiche (anche se qualche bravo architetto sono certo troverebbe un design creativo più che accettabile…), ma abbiamo in Italia immense periferie urbane post 1950 che non ne soffrirebbero per nulla

In molti si stanno chiedendo se vale davvero la pena. Facendo un giro in rete ci si rende conto che per un singolo impianto è necessario investire una media di 1500 euro, a cui dovremmo aggiungere i costi di manodopera se non siamo in grado di montarlo autonomamente. E, pur potendo usufruire delle detrazioni fiscali pari al 50% fruibili in dieci anni, è necessario avere un tesoretto da parte.

Noto ancora far le pulci su costi, convenienza in bolletta e così via – scrive su questo Mercalli – Ma quando i prezzi dell’energia raddoppiano in poche settimane e si rischia il blackout, ha ancora senso fare i conti solo economici o non c’è un valore intrinseco più importante nella scelta di essere un po’ più autosufficienti? E poi c’è anche il risparmio di CO2 che salverà i vostri figli dalla crisi climatica, il che non ha prezzo

Quindi sì, avendone la possibilità, ne vale la pena.

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Fonte: Luca Mercalli/Facebook

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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