Rapporto IPCC: siamo agli sgoccioli! La finestra temporale per agire sta per chiudersi

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Il secondo volume (WG2) del Sesto Rapporto di Valutazione dell'IPCC, la più aggiornata rassegna scientifica sui cambiamenti climatici, è stato appena pubblicato. Il report si è concentrato sugli impatti, sull'adattamento e sulla vulnerabilità e illustra quanto siano già molto gravi le conseguenze della crisi climatica

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I rischi della crisi climatica si manifestano più in fretta e sono destinati a diventare più gravi prima del previsto, mentre nell’ultimo decennio la mortalità per inondazioni, siccità e tempeste è stata 15 volte più alta nelle regioni altamente vulnerabili rispetto alle regioni con una vulnerabilità minore.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’IPCC (l’organismo delle Nazioni Unite che valuta la scienza relativa ai cambiamenti climatici istituito nel 1988 dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite), nello specifico il secondo volume (WG2) del Sesto Rapporto di Valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, che tra le altre cose riconosce l’importanza cruciale di affrontare insieme la crisi climatica e quella ecologica, tra loro interconnesse. Solo proteggendo e ripristinando gli ecosistemi si può rafforzare la loro resilienza al riscaldamento globale, da cui dipende il benessere dell’umanità.

Rispetto all’ultima valutazione dell’IPCC, secondo il nuovo rapporto i rischi della crisi climatica si manifesteranno più velocemente e diventeranno probabilmente più gravi prima del previsto.

L’evidenza scientifica è inequivocabile: i cambiamenti climatici sono una minaccia al benessere delle persone e alla salute del pianeta. Ogni ulteriore ritardo nell’azione concertata a livello globale farà perdere quella breve finestra temporale – che si sta rapidamente chiudendo – per garantire un futuro vivibile, dice Hans-Otto Pörtner.

Il report

Il rapporto del gruppo di lavoro II è la seconda parte del Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR6), che sarà completato quest’anno.

Questo rapporto riconosce l’interdipendenza tra clima, biodiversità e persone e integra le scienze naturali, sociali ed economiche in modo più forte rispetto alle precedenti valutazioni dell’IPCC – dice Hoesung Lee. Il rapporto sottolinea l’urgenza di un’azione immediata e più ambiziosa per affrontare i rischi climatici. Le mezze misure non sono più una possibilità.

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©ICPP

Ci sono soluzioni per adattarsi a un clima che cambia. Questo rapporto fornisce nuovi approfondimenti sul potenziale della natura non solo per ridurre i rischi climatici, ma anche per migliorare la vita delle persone.

Ecosistemi in salute sono più resilienti di fronte ai cambiamenti climatici e forniscono servizi essenziali per la vita, come cibo e acqua – ha detto il copresidente del gruppo di lavoro II dell’IPCC Hans-Otto Pörtner. Ripristinando gli ecosistemi degradati e conservando efficacemente ed equamente il 30-50% degli habitat terrestri, d’acqua dolce e marini, le società umane possono trarre beneficio dalla capacità della natura di assorbire e immagazzinare carbonio. In questo modo possiamo accelerare il progresso verso lo sviluppo sostenibile, ma sono essenziali finanziamenti adeguati e sostegno politico.

Gli scienziati sottolineano che i cambiamenti climatici interagiscono con dinamiche globali quali l’uso insostenibile delle risorse naturali, la crescente urbanizzazione, le disuguaglianze sociali, le perdite e i danni da eventi estremi e la pandemia, mettendo in pericolo lo sviluppo futuro. Il lavoro di valutazione sui cambiamenti climatici mostra chiaramente che affrontare tutte queste diverse sfide coinvolge tutti –
governi, settore privato, società civile. In questo modo, interessi diversi, valori diversi e visioni del mondo diverse possono essere riconciliati.

Le soluzioni saranno più efficaci se sapremo mettere insieme il know-how scientifico e tecnologico e le conoscenze indigene e locali. Ogni fallimento nel raggiungimento di uno sviluppo sostenibile e climaticamente resiliente si tradurrà in un futuro non ottimale per le persone e per la natura.

Le città, hotspot di impatti e rischi

Il rapporto fornisce anche una valutazione dettagliata degli impatti dei cambiamenti climatici, dei rischi e dell’adattamento nelle città, dove vive più della metà della popolazione mondiale. La salute, la vita e i mezzi di sostentamento delle persone, così come le proprietà immobiliari e le infrastrutture critiche, tra cui i sistemi energetici e di trasporto, sono sempre più colpiti dai pericoli relativi a ondate di calore, tempeste, siccità e inondazioni, così come sono sempre più colpiti dai cambiamenti a insorgenza lenta (slow-onset changes), come l’innalzamento del livello del mare.

Insieme, la crescente urbanizzazione e i cambiamenti climatici creano rischi complessi, specialmente per quelle città che già sperimentano una crescita urbana scarsamente pianificata, elevati livelli di povertà e disoccupazione e la mancanza di servizi di base – spiega Debra Roberts. Ma le città offrono anche opportunità di azione per il clima: edifici verdi, forniture affidabili di acqua potabile ed energia rinnovabile, sistemi di trasporto sostenibili per collegare aree urbane e rurali. Sono tutte iniziative  che possono portare a una società più inclusiva e più giusta.

Dal rapporto emerge che esistono crescenti evidenze sull’esistenza di iniziative di adattamento che hanno causato conseguenze non volute, per esempio distruggendo la natura, mettendo a rischio la vita delle persone o aumentando le emissioni di gas serra. Questo può essere evitato coinvolgendo tutti nella pianificazione di azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, prestando attenzione all’equità e alla giustizia e attingendo alle conoscenze delle comunità indigene e locali.

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©IPCC

Il focus sul Mediterraneo

Ricerca e sviluppi scientifici aggiornati hanno consentito agli autori del report di offrire una comprensione più dettagliata su come il cambiamento climatico influirà su specifiche regioni. Per questo, nel rapporto un intero capitolo è dedicato all’impatto nel Mediterraneo.

Anche, nemmeno a dirlo, le conseguenze della crisi climatica potrebbero minare le basi del nostro modello di vita e della nostra economia, a partire dall’agricoltura e dal turismo. Anche la regione mediterranea, insomma, è un hotspot per rischi climatici altamente connessi tra loro.

Noi dovremmo essere alla testa dei Paesi più ambiziosi sull’azione climatica e lavorare intensamente per adattarci agli impatti inevitabili: non stiamo facendo né l’una né l’altra cosa, e questo deve cambiare subito, denuncia Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.

Secondo il report, la temperatura superficiale terrestre nel Mediterraneo è già aumentata di 1,5°C, ma potrebbe aumentare drammaticamente per la fine del secolo, sino a 5,6°C e dipende dallo scenario delle emissioni. La siccità è diventata già più frequente e intensa, specie nei paesi del Nord del Mediterraneo, ma potrebbe aumentare ulteriormente e il livello delle precipitazioni, in generale, potrebbe diminuire tra il 4 e il 22%.

I rischi di inondazioni costiere potrebbe aumentare per il 37% della costa del Mediterraneo in zone che attualmente ospitano 42 milioni di persone. Questi rischi si moltiplicherebbero in caso di massiccio collasso delle calotte di ghiaccio in Antartide (ghiaccio terrestre). Il cambiamento climatico minaccia la disponibilità d’acqua, riducendo i bassi flussi dei fiumi e il deflusso annuale del 5-70%, con conseguenze anche per la capacità idroelettrica. I rendimenti delle colture che necessitano di molta acqua potrebbe diminuire del 64% in alcune località.

Le aree boschive coinvolte dagli incendi potrebbero aumentare del 96-187% sotto i 3°C. Otre i 3°C, il 13-30% delle aree protette Natura 2000 e il 15-23% dei siti Natura 2000 potrebbero essere persi a causa dei cambiamenti negli habitat indotti dal clima.

La finestra temporale per agire è sempre più stretta

Il cambiamento climatico è una sfida globale che richiede soluzioni locali. Per questo, il contributo del gruppo di lavoro II al Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR6) fornisce un’ampia gamma di informazioni regionali al fine di consentire uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici.

Il rapporto afferma chiaramente che realizzare un modello di sviluppo resiliente al clima è già adesso, agli attuali livelli di riscaldamento, una sfida complessa. Questo obiettivo sarà ancora più difficile da raggiungere se il riscaldamento globale dovesse superare la temperatura di 1,5°C. In alcune regioni, realizzare uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici sarà una cosa impossibile se il riscaldamento globale dovesse superare i 2°C. Questo è un dato fondamentale del rapporto, che sottolinea l’urgenza di azione climatica, concentrandosi su equità e giustizia. Finanziamenti adeguati, trasferimento di tecnologia, impegno politico e partnership ci conducono a
un più efficace adattamento ai cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni.

Cosa dicono dalle Associazioni

È la prima volta che il concetto di perdite e danni è stato incluso in un rapporto dell’IPCC.

L’aspetto che dobbiamo cercare di leggere come positivo è che non tutti gli impatti più estremi sono inevitabili – spiega Stephen Cornelius, WWF Global Lead per l’IPCC. Con un’azione rapida per abbattere le emissioni, possiamo limitarne la frequenza e la gravità e aiutare le persone e gli ecosistemi ad adattarsi ad alcuni impatti. La natura può essere nostra alleata e un cuscinetto cruciale, se scegliamo di ripristinarla e proteggerla. I leader mondiali devono prestare attenzione agli avvertimenti lanciati da questo rapporto e mantenere le loro promesse sul clima con maggiori investimenti per costruire la resilienza, abbattendo nel contempo le emissioni per dare possibilità di successo all’adattamento.

Che ai leader del mondo piaccia o no, questo rapporto definirà le future politiche climatiche. L’anno scorso, al vertice delle Nazioni Unite sul clima di Glasgow (COP26), i governi hanno ammesso di non fare abbastanza per limitare il riscaldamento entro la soglia di sicurezza di 1,5°C indicata dall’accordo di Parigi, accettando di rivedere gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni entro la fine del 2022. Al prossimo vertice sul clima (COP27), che si svolgerà in Egitto a fine anno, i governi saranno chiamati a rimediare al crescente divario tra le misure di adattamento, le perdite e i danni, e le profonde ingiustizie causate dalla crisi climatica, che l’IPCC ha evidenziato nel rapporto presentato oggi, dicono da Greenpeace.

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Fonte: IPCC

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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