Anche la (poca) neve caduta sulle Alpi è piena zeppa di microplastiche, la conferma in uno studio italiano

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Le microplastiche non risparmiano neanche la neve caduta sulle nostre meravigliose Alpi: rilevati fino a 19 polimeri in diverse aree alpine del Piemonte.

Quando si pensa alla neve si tende a immaginare a qualcosa di candido e puro. Ma in realtà anche la neve è contaminata dalle pericolose microplastiche, persino quella caduta ad alta quota sulle nostre Alpi. A confermarlo è un recente studio realizzato dall’ European Research Institute in collaborazione con il Politecnico di Torino nell’ambito dell’ambizioso progetto “A⅃ꟼ-Stop the ALPs becoming Plastic Mountains”.

Nel corso del monitoraggio, avvenuto tra il 2020 e il 2021, sono stati rinvenuti circa 20 diversi polimeri (fra cui il polietilene tereftalato meglio noto come PET) in diverse aree alpine piemontesi: alta valle Orco, val d’Ala-valli di Lanzo, val Chisone, valle Gesso-Alpi Marittime.

microplastiche alpi mappa

@European Research Institute

I dettagli del monitoraggio e la quantità di microplastiche rinvenute

I campionamenti sulle Alpi, a cui hanno preso parte esperti, studenti e volontari, si sono svolti fra dicembre 2020 e aprile 2021. Ad occuparsi della raccolta della neve, avvenuta con cucchiai di acciaio e conservata in barattoli di vetro, un team di operatori equipaggiati soltanto di indumenti di fibre naturali per evitare contaminazioni.

La preparazione dei campioni è avvenuta in 4 fasi: separazione per densità della sospensione, con sale (NaCl) fino a saturazione (1,2 g/cm3); dopo avere scartato il precipitato più pesante, è stata effettuata la digestione della frazione organica con acqua ossigenata al 30% in proporzione 1:1; quindi si è filtrata per gravità la sospensione residua; – spiegano gli esperti – infine, i filtri sono stati lasciati a essiccare, poi coperti con carta stagnola e conservati in capsule Petri.

Dalle analisi è emersa la presenza di 19 diversi polimeri – in particolare il PET (utilizzato per la produzione delle bottiglie di plastica) e il Poliuretano – su 356 spettroscopie effettuate.

microplastiche alpi

@European Research Institute

L’altro numero di particelle comunque presenti nel filtrato e analizzate derivano probabilmente alle perturbazioni di inizio febbraio
2021 dal Sahara, che hanno trasportato anche molta sabbia e diversi elementi naturali, non eliminati né digeriti nella fase di separazione. – chiarisce il team  che ha portato avanti lo studio – Le fibre osservate tramite la microscopia ottica a scansione sono sia naturali sia sintetiche: si nota come le fibre naturali siano nettamente di dimensioni maggiori e dall’aspetto più compatto, mentre la fibra presumibilmente di plastica sia costituita da fibre ulteriori che si sfilacciano (da qui il problema del passaggio da macro a micro e addirittura nano frammenti).

La ricerca dimostra come ormai le microplastiche siano praticamente ovunque, come dimostrato anche da altri studi.

In conclusione, si può dire che le quantità e la natura delle particelle trovate è in linea con la letteratura
scientifica riguardante le MP in atmosfera. – commentano i ricercatori – Specificatamente per ciò che riguarda le zone nevose, nonostante la poca affluenza di turismo dovuta alla pandemia, particelle di plastica sono state trovate in ogni zona, a conferma del fatto che la presenza di microplastiche è dovuta non solo alla presenza umana nel luogo interessato ma le particelle, ridotte in piccole dimensioni, sono trasportate in atmosfera e posso ricadere ovunque.

Ripuliamo le Alpi: il progetto A⅃ꟼ-Stop the ALPs becoming Plastic Mountains

Le nostre meravigliose Alpi stanno diventando letteralmente delle montagne di plastica. Per preservare il loro delicato ecosistema nel 2020 l’European Research Institute di Torino ha lanciato il progetto A⅃ꟼ-Stop the ALPs becoming Plastic Mountains, che ha visto la partecipazione di circa 380 partecipanti, 4 rifugi alpini ‘pilota’ e 8 scuole italiane.

progetto pulizia alpi

@European Research Institute

In totale sono state 23 le escursioni organizzate durante lo scorso anno e 197 km i sentieri ripuliti da ben 98 chili di rifiuti di plastica.

Attraverso un’azione ‘sistemica’ e strutturale sulle montagne, vogliamo valorizzare e proteggere le Alpi come fonte di benessere per le grandi aree urbane che le circondano, l’intero continente, e i rifugi alpini come elementi chiave della sostenibilità e della sensibilizzazione – sottolinea Franco Borgogno, Responsabile Progetti Ambientali di European Research Institute – Queste attività ci hanno permesso di coinvolgere un grande numero di persone e, grazie al successo che hanno riscosso, di poter proseguire il lavoro ampliando notevolmente l’area di intervento e il numero di iniziative. Con il nuovo progetto CleanAlps, che durerà fino al luglio 2023 ed è finanziato da The North Face Explore Fund, arriveremo a 40 interventi di pulizia sui sentieri di tutte le Alpi nord-occidentali, formeremo professionisti della montagna e relativi amministratori, e svolgeremo ulteriori interventi educativi nelle scuole, sensibilizzando la popolazione locale e non alla citizen science. Infatti, non solo puliremo i sentieri ma – seguendo i protocolli internazionali – catalogheremo tutto ciò che raccoglieremo in modo da registrare dati che rendano più semplice la prevenzione. Tutti potranno partecipare a questa attività di ricerca scientifica, immersi nella meraviglia delle Alpi: basta contattarci.

Le Alpi costituiscono un patrimonio naturale e culturale di grandissimo valore. Non possiamo accettare che si trasformino discariche di rifiuti.

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Fonte: European Research Institute

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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