Acqua nelle bottiglie di plastica: può essere davvero nociva per la nostra salute?

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Bere acqua dalle bottiglie di plastica è veramente nocivo per la salute? A cosa bisogna stare attenti? Proviamo a fare chiarezza sulla base degli ultimi studi, dei test e degli esperimenti scientifici

Siamo ormai sommersi dalle bottiglie di plastica, che rappresentano un enorme problema per l’ambiente. Bere acqua dal rubinetto (nei luoghi in cui è ovviamente sicura) sarebbe la soluzione migliore per ridurre la quantità di rifiuti prodotti. Ma c’è un’altra questione che viene sollevata spesso quando si parla di acqua venduta nelle confezioni PET: può essere pericolosa per la nostra salute? In quali casi è meglio evitarla?

Gran parte delle bottiglie di plastica che troviamo nei supermercati è realizzata in polietilene tereftalato (PET), una plastica molto resistente, trasparente, usata per le bevande e alimenti in quanto considerata un materiale non tossico.

Se conservata correttamente e lontano da fonte di calore, l’acqua nelle bottiglie di plastica non è nociva. Il discorso cambia quando i contenitori restano esposti al caldo, specialmente nel periodo estivo.

Non è un caso che sulle confezioni di acqua vi sia riportato chiaramente “Conservare in un luogo fresco, asciutto, pulito e senza odori, al riparo dalla luce solare e da fonti di calore”.

Inoltre, non possiamo non menzionare il problema delle microplastiche, i cui effetti sull’organismo umano sono ancora in fase di approfondimento. Di recente, un test condotto in Francia dall’associazione Agir pour l’Environnement, da anni impegnata nella lotta all’inquinamento da plastica, ha confermato la diffusa presenza di microplastiche nell’acqua venduta nelle bottiglie di plastica.

In 7 casi su 9 l’acqua era sta contaminata dalle particelle di plastica. Nello specifico si trattava di 4 diverse tipologie di sostanze:

  • polipropilene (PP)
  • polietilene (PE)
  • poliuretano (PU)
  • polietilene tereftalato (PET)

Gli esperimenti sulle bottiglie di acqua in plastica

Diversi studi hanno confermato che, in presenza di temperature elevate, può avvenire facilmente la migrazione di sostanze chimiche – potenzialmente nocive – dalla plastica all’acqua.

Una ricerca condotta qualche anno fa in Qatar e pubblicata su Environmental Monitoring and Assessment ha analizzato la quantità di antimonio – sostanza classificata dall’IARC come agente possibilmente cancerogeno per l’essere umano – presente nelle bottiglie in plastica esposte al sole tra i 24 °C e i 50°C. In totale sono state 66 le marche di acqua prese in considerazione.

Le concentrazioni del composto nella bevanda in bottiglia variavano da 0,168 a 2,263 μg/L ad una temperature di 24 °C, mentre a 50°C i valori andavano da 0,240 a 6,110 μg/L. In quest’ultimo caso, la concentrazione rilevata era superiore ai valori raccomandati dall’OMS (6,11 μg/L).

Un altro studi realizzato in Cina e pubblicato su Environmental Science and Pollution Research è giunto a risultati simili: i livelli di antimonio nella plastica aumentano sensibilmente dopo che le bottiglie sono rimaste esposte per almeno 24 ore a temperature superiori a 40°C. 

Attenzione alle bottiglie di plastica riutilizzabili

Un altro punto da considerare quando si parla di acqua è quello che riguarda le bottiglie di plastica riutilizzabili, che possono essere lavate anche in lavastoviglie. Questi contenitori nella maggior parte dei casi sono realizzate in polietilene ad alta densità (HDPE) o in policarbonato.

Ma in alcuni casi per renderle più resistenti e lucide, i produttori usano il Bisfenolo-A (BPA), una sostanza controversa, che agisce come interferente endocrino e può migrare nel cibo e nelle bevande.

Proprio le borracce e bottiglie di plastica riutilizzabili sono state oggetto di uno studio condotto qualche mese fa da un team di studiosi dell’Università di Copenaghen, che hanno trovato fino a 400 sostenze diverse e più di 3500 dopo il lavaggio in lavastoviglie.

Tra i composti identificati spiccano il BPA, oligomeri di plastificanti sospettati provenire dal policaprolattone poliestere biodegradabile, e ammine aromatiche, fotoiniziatori come il Irgacure 369 (CAS 119313-12-1), noto per le sue proprietà di alterazione del sistema endocrino e per essere altamente cancerogeno e tossico per la riproduzione, 4-metilbenozofenone e antrachinone, anch’essi considerati cancerogeni.

Inoltre, nelle bottiglie di plastica riutilizzabile sono stati trovati agenti chimici come il dietiltoluamide (DEET), un potente insettorepellente.

Alla luce di quanto emerso dagli esperimenti, la scelta migliore è sicuramente quella di bere acqua dal rubinetto, magari installando un sistema di filtraggio, o comunque di stare molto attenti alle modalità di conservazione  delle bottiglie di plastica, specialmente nei mesi estivi. Infine, per le borracce è decisamente più indicato acquistare quelle in acciaio, più igeniche e sicure.

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Fonti: Environmental Monitoring and Assessment/Journal of Hazardous Materials /Agir pour l’environnement

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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