standby

Un terzo degli apparecchi elettronici in vendita oggi ancora non rispetta le norme europee sugli standby. Come ricorderete, infatti, dal primo gennaio dello scorso anno i nuovi elettrodomestici immessi sul mercato avrebbero dovuto rispettare la nuova direttiva europea che stabilisce il limiti di 1 watt nei dispositivi a riposo.

In pratica, sono vietati gli apparecchi che, anche se spenti, con la famigerata lucetta rossa accesa consumano più di un watt o al massimo 2 W nel caso in cui la modalità stand-by serva ad illuminare un display che dà informazioni.

Questo perché è stato stimato che “i vampiri” consumino ben l'11% di tutta l'energia che utilizziamo ovvero, in soldoni, più di 50-60 euro all'anno per famiglia per un totale di 43 terawattora in tutta Europa sprecati per alimentare le lucine rosse dello stand-by, ma anche caricabatterie lasciati attaccati alla presa elettrica.

Dall'entrata in vigore della direttiva emanata proprio per limitare tali sprechi, però, a quanto pare, ancora due terzi degli apparecchi elettronici è fuorilegge. Calcolando che in un anno le scorte dei negozianti dovrebbero essersi già esaurite da tempo, e che produrre dispositivi con queste norma non costa di più alle case hi-tech, non è ben chiaro come ci sia in commercio ancora una percentuale così alta di apparecchi obsoleti ed energivori.

Come abbiamo anche visto nella recente ricerca condotta dal gruppo eERG del Politecnico di Milano, su 6mila prodotti in vendita in tutta Europa, oltre il 30% non rispettano ancora le norme per gli standby e il 18,5% in modalità spento. In particolare fotocopiatrici, decoder, router e alcuni televisori, che si sono aggiudicati i primi posti nella black list delle apparecchiature che consumano di più anche quando sono a riposo.

Ma non solo perché è stato stimato dal mensile Choise che apparecchi in apparenza piccoli e innocui come i videogame – in particolare Playstation 3 e X-box – sia da spenti che da accesi assorbono quasi la stessa energia di 5 frigoriferi efficienti e consumano circa il triplo rispetto ad un frigorifero non di classe A.

Come difendersi? E soprattutto come riconoscere gli apparecchi non in regola?

L’Italia non ha fatto nulla per favorire l’adozione della direttiva. Sta quindi ai consumatori fare attenzione – ha dichiarato Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente -, leggere bene le etichette e chiedere informazioni al negoziante di fiducia per non farsi rifilare vecchi apparecchi. Per quelli che abbiamo già in casa invece, bisogna acquistare una bella “ciabatta” dotata di interruttore e ricordarsi di spegnerla. Per i più sofisticati esistono poi prese elettriche intelligenti che staccano completamente la corrente quando l'apparecchio resta in standby per più di 2 minuti e altri ancor più programmabili e sofisticati. Insomma, dobbiamo tener presente che un terzo dei prodotti oggi in vendita non sono più a norma mentre ben due terzi non lo saranno più tra due anni e che a farne le spese saranno soprattutto le nostre tasche.

E allora, visto che si avvicinano i saldi 2011 occhio agli sconti che potrebbero mascherare vecchi modelli energivori e soprattutto occhio all'etichetta energetica ormai molto diffusa per quasi tutti i grandi elettrodomestici cosiddetti “bianchi”, un po' meno per quelli “neri” - stereo, televisori o computer – che non avendo l'indicazione obbligatoria dei consumi complessivi, non è sempre presente. In questi casi ci si può affidare alle certificazioni di efficienza energetica volontarie come la Energy star.

Come conferma anche la ricerca del Politecnico – ha concluso Andrea Poggio - sono i nuovi elettrodomestici per la casa o per l'home office che ancora non hanno l'etichetta energetica a sfuggire al controllo. Quindi attenzione agli acquisti affrettati e agli sconti apparenti che faranno lievitare le nostre bollette”.

Simona Falasca

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