mit energia camminare

Un nuovo dispositivo ideato dal MIT potrebbe permettere di produrre energia camminando e a partire da piccoli movimenti.

Secondo i ricercatori del MIT, in questo modo, sfruttando l’energia prodotta da piccoli movimenti si potrebbero autoalimentare con un’energia praticamente illimitata dispositivi biomedici, di monitoraggio, meccanici o ambientali.

Gli esperti hanno sviluppato un metodo completamente nuovo, basato su principi elettrochimici, che potrebbero essere in grado di ricavare energia da una più ampia gamma di movimenti e attività naturali, tra cui la semplice camminata.

Il nuovo sistema è basato sulla leggera flessione di un ‘sandwich’ di lamiere e di polimeri ed è stato da poco decritto sulla rivista Nature Communications in un articolo del professor Ju Li realizzato in collaborazione con alcuni studenti del MIT.

In precedenza, dispositivi simili sono stati progettati per sfruttare piccoli movimenti basandosi sul’effetto triboelettrico dato dall’attrito o sull’effetto piezoelettrico. Questi effetti funzionano bene per le vibrazioni e i movimenti prodotti da macchinari, ma non per i movimenti tipici dell’uomo, come la camminata.

Ecco allora l’idea di sperimentare un nuovo sistema, più semplice e flessibile, che potesse adattarsi alla camminata e ad altri piccoli movimenti umani per la produzione di energia. Il nuovo sistema è elettrochimico, come una batteria ma, a differenza di quest’ultima, è in grado di sfruttare l’energia meccanica per trasformarla in energia elettrica.

Il dispositivo necessita di semplici e piccoli movimenti per funzionare, quindi secondo i ricercatori potrebbe essere applicato, ad esempio, a un braccio o a una gamba durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

In questo primo progetto sperimentale gli esperti sperano di raggiungere un efficienza del 15%, ma nello stesso tempo ritengono che puntare al 100% rappresenti un obiettivo realizzabile.

Si tratterebbe dunque di un dispositivo indossabile, piccolo e leggero, che potrebbe essere utile soprattutto per applicazioni biomediche oppure per l’integrazione in strutture molto più grandi, come strade e ponti, sempre con l’obiettivo di facilitare la produzione di energia e di ridurne i costi.

Marta Albè

Fonte foto: MIT

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