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Dopo 20 anni di orrore, chiude in Corea del Sud un allevamento-lager dove si macellavano cani di razza Jindo per un ristorante

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Per più di vent’anni un allevamento-lager della Corea del Sud ha macellato migliaia di cani di razza Jindo (originaria dell’omonima isola coreana), da destinare al consumo umano. Ma adesso, finalmente, l’orrore è finito. Il noto mattatoio coreano ha chiuso per sempre i battenti e 66 cani, tra cui alcuni cuccioli, sono stati tratti in salvo.

La chiusura è avvenuta grazie all’accordo raggiunto con Humane Society International Corea e il gruppo coreano per la protezione degli animali LIFE. A gestire l’azienda un allevatore di 66 anni, proprietario anche un ristorante locale dove i cani finivano sul menu. Per anni è riuscito ad agire indisturbato, ma una serie di segnalazioni fatte dai residenti della zona (insospettiti dai guaiti di terrore degli animali) hanno portato le autorità a fare la terribile scoperta.

I poveri cani sono stati ritrovati rinchiusi in piccole gabbie di metallo, in attesa di essere sottoposti all’elettrocuzione per poi essere macellati. Una scena desolante. I 66 cani salvati verranno trasferiti in un rifugio per animali, dove riceveranno le prime cure veterinarie e le vaccinazioni. Successivamente, saranno trasferiti in Nord America per essere affidati alle famiglie statunitensi e canadesi che vorranno accoglierli.

Macellazione dei cani: una pratica ancora troppo diffusa in Corea del Sud

Tutti i cani di questo allevamento sono di razza Jindo, che dovrebbe essere la razza nazionale coreana – racconta Nara Kim, attivista di Humane Society Corea – Invece, questi poveri cani sono stati rinchiusi in luride gabbie metalliche, nutriti con gli avanzi dei ristoranti; sono state negate loro anche le cure più elementari e la minima gentilezza umana. Da orgogliosa coreana sono sempre sconvolta dalla crudeltà degli allevamenti di cani da carne ma è stato particolarmente scioccante vedere la razza canina più rappresentativa del nostro paese sfruttata in questo modo, sull’Isola di Jindo. Ho pianto quando ho visto il macello. Nel luogo della loro elettrocuzione c’era una grande pila di collari di tutti gli animali che sono stati uccisi. Per fortuna, insieme ai nostri colleghi di LIFE, siamo riusciti a far uscire questi cani da quel posto orribile e ad assicurare che lì nessun animale soffrirà più. Le autorità perseguiranno anche le accuse di crudeltà mosse contro l’allevatore. Poiché, attualmente, la Legge per la protezione degli animali offre poca protezione ai cani allevati per la loro carne, è incoraggiante vedere le forze dell’ordine far leva su quelle poche norme a loro disposizione.

L’organizzazione Humane Society Internationa ha già portato alla chiusura di altri 17 allevamenti di cani destinati al macello in Corea del Sud, salvando oltre 2500 esemplari, e sta continuando a pressione politica per porre fine (una volta per tutte) all’industria della carne di cane, pratica ancora molto diffusa nel Paese. Si stima, infatti, che da 1 a 2 milioni di cani vivano in migliaia di allevamenti-lager in tutta la Corea del Sud.

Provo enorme rabbia. – ammette In-Seob Sim, presidente di LIFE – Ci vantiamo di questa razza come il nostro cane nazionale, ma allo stesso tempo i Jindo vengono serviti in tavola. Questo è un esempio della doppiezza degli esseri umani ma anche delle contraddizioni all’interno della società coreana. C’è davvero differenza tra un cane Jindo da compagnia e un cane Jindo definito commestibile come i commercianti di carne di cane vogliono farci pensare? La risposta è no. Sono entrambi gli stessi cani e animali domestici.

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Fonte: Humane Society International 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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