Sembra paradossale, ma stiamo finendo tutta la sabbia per costruire, con che verrà sostituita?

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La sabbia – sembra assurdo – sta per finire: continuando a costruire edifici a ritmi insostenibili anche questo materiale, che ci sembra infinito, sta per finire. Uno studio anglo-indiano guidato dall’Università di Cambridge (UK) suggerisce di usare plastica riciclata al suo posto. L’idea, del 2018, inizia ora ad essere presa seriamente in considerazione.

La sabbia è forse il materiale che mai avremmo pensato potesse finire, ma non è così. Nel solo settore edile, infatti, ogni anno nel mondo ne vengono utilizzate circa 40-50 miliardi di tonnellate , necessarie alla produzione di calcestruzzo, generalmente costituito da circa il 25% di sabbia. Solo in Italia ogni anno vengono estratti 53 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia.

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Fortunatamente la sabbia dei deserti o delle spiagge, però, non è adatta allo scopo, perché quella del deserto è troppo levigata mentre quella delle spiagge troppo salina (fortunatamente perché forse avremmo finito anche quelle in caso contrario).

Ma in realtà anche sfortunatamente perché l’industria, per sopperire a questi problemi, draga il materiale dal letto dei fiumi, con impatto ambientale tutt’altro che trascurabile, per cui alcuni Paesi tra cui India, Cambogia e Vietnam hanno vietato questa pratica.

Si è dunque impennata l’estrazione illegale, controllata da vere e proprie associazioni a delinquere note come ‘mafie della sabbia’ che, come riporta un’indagine del National Geographics, sono state collegate a numerosi omicidi tra cui quello della giornalista investigativa Jagendra Singh nel 2015.

La gente non capisce, o non vuole capire, che c’è una carenza [di sabbia] – spiega alla BBC Shobha Bhatia, professore di ingegneria civile e ambientale presso la Syracuse University (Usa) – Il problema è l’edilizia: stiamo costruendo città e paesi a un ritmo senza precedenti, ma molti di noi non si rendono nemmeno conto che la sabbia viene utilizzata per cose come smartphone e schermi TV, pannelli solari e altri articoli elettrici.

Cosa fare dunque?

Verrebbe da dire “Ridurre tutto questo, rallentare”, ma nel frattempo gli scienziati stanno cercando una soluzione alternativa che ci permetta di non fermarci. Che sembra poter arrivare proprio dal famigerato mondo della plastica.

Il team anglo indiano ha esaminato in particolare il potenziale impatto di questa soluzione in India, dove la pressione del settore, con ramificazioni illegali, è molto alta, con costi della sabbia saliti vertiginosamente e al contempo un consumo di plastica che porta a produrre fino a 15.000 tonnellate di rifiuti ogni giorno.

Abbiamo scoperto che è possibile sostituire fino al 10% della sabbia nel cemento con la plastica, che ha la stessa forza e la stessa longevità

spiega John Orr, coautore del lavoro.

“Solo” fino al 10% perché, a differenza della sabbia, la plastica non riesce a legarsi alla pasta di cemento circostante.

Ma questo evita comunque la necessità di un’enorme quantità di sabbia e aiuta a ridurre la grande quantità di rifiuti di plastica nelle strade dell’India

sostiene il ricercatore

Anche dal punto di vista economico potrebbe essere una buona strada, soprattutto in Paesi come l’India dove il ritmo dell’edilizia è alle stelle e dove, a causa della sua crescente riduzione, il prezzo della sabbia sta crescendo a dismisura. Secondo le stime dei ricercatori, in particolare, si potrebbero risparmiare anche 820 milioni di tonnellate di sabbia all’anno.

Non solo plastica, comunque: altre ricerche stanno testando diversi materiali di scarto, come vecchi pneumatici sminuzzati per auto o vetro macinato.

Ma soprattutto è necessario nell’immediato rivedere il settore.

Spesso, le strutture sono sovraprogettate, usano troppo cemento – spiega Orr – Questo è un problema molto più grande. Sono possibili risparmi nell’ordine del 30-50% – e questa [sovraprogettazione] si verifica anche nel Regno Unito.

A breve termine è dunque indispensabile uno sforzo collettivo da parte di individui, governi nazionali e organizzazioni internazionali per ridurre significativamente la domanda globale di sabbia.

Il lavoro è stato pubblicato su Construction and Buildings Materials.

Fonti di riferimento: BBC / National Geographics / Construction and Buildings Materials

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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